“Aveva 29 mesi e pesava 6,4 kg”

15 giugno 2015 di Samuela Castellotti | tag: , , ,

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Ho conosciuto Habtom a Zagher, sei anni fa. Aveva 29 mesi e pesava 6,4 kg: gravemente malnutrito. Anche gli altri tre fratellini, maggiori di pochi anni, erano denutriti.

Il papà, costretto al servizio militare da otto anni, non poteva sfamare tutte le bocche con la misera paga del soldato e la mamma, Bisrat, cercava di trarre dal campo il necessario per sopravvivere, ma quell’anno la siccità aveva impedito ai cereali di maturare.

Ho preso il piccolino in braccio: un mucchietto di ossa che mi guardava con due grandi occhi sbarrati e dolenti. Habtom stava molto male, soffriva e piangeva in continuazione e i vicini erano arrivati al punto di augurargli la morte, perché avevano molta pena per la mamma che non riusciva a riposare un minuto. Il piccolino non aveva appetito e la pelle, molto sottile, gli si infettava facilmente.

bimbo-prima-dopoQuel giorno Bisrat era arrivata all’ambulatorio per disperazione. Come la maggior parte degli eritrei era molto orgogliosa e non voleva mostrare in pubblico le sue difficoltà, ma un’amica l’aveva convinta a chiedere aiuto.
Le suore hanno pesato e misurato l’altezza di Habtom e spiegato alla mamma, mostrando una tabella, che Habtom si trovava nella zone rossa, di malnutrizione grave e che rischiava la vita.
L’hanno ricoverato per due settimane, sottoponendolo a un regime di alimentazione controllata: la mamma era libera di andare e venire, perché le vicine si prendevano cura degli altri figli.
E’ stato poi inserito nel programma di sicurezza alimentare: Bisrat l’ha riportato a casa insieme alla sua razione di integratori alimentari, olio e latte sufficiente per quindici giorni. Al termine, è stato di nuovo controllato e gli è stata data la razione per altre due settimane. Al terzo mese le visite e i controlli hanno avuto cadenza mensile, per i restanti sette mesi.

Al mio ritorno al villaggio, mesi dopo, ho chiesto di lui e le suore mi hanno detto che stava migliorando, ma non con la velocità prevista. Il mese prima, infatti, avevano fatto un’ispezione in casa di Bisrat perché la razione di DMK, l’integratore alimentare, “spariva” troppo rapidamente e avevano scoperto che anche i tre fratellini approfittavano di quel cibo, che, spesso, era il loro unico nutrimento.

A settembre ho desiderato incontrare Habtom, ormai dimesso dal programma: lo stesso abitino rosso, ma ormai il peso era quasi normale per la sua età ed altezza e il sorriso suo e di Bisrat testimoniavano che il piccolino aveva recuperato pienamente il suo diritto di vivere.”

La Fondazione Missioni Bambini sostiene il progetto avviato dalle Suore Figlie di Sant’Anna in Eritrea a favore di bimbi malnutriti.
L’obiettivo del progetto è di garantire un supporto alimentare adeguato ai bambini malnutriti sotto i cinque anni (con indice di peso standard al di sotto del 70%) dei villaggi dove la siccità e conseguente carestia hanno prodotto uno scarso raccolto per permettere loro di raggiungere almeno l’86,5% del peso standard e di uscire dallo status di malnutrizione acuta. In parole semplici e concrete questo vuol dire difendere il diritto alla vita di questi bambini.

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