Barbara, in diretta da Kathmandu

7 maggio 2015 di Alex Gusella | tag: , , ,

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Nei giorni successivi al terremoto che ha colpito il Nepal il 25 aprile, noi di Mission Bambini abbiamo riattivato un contatto con Barbara Monachesi, responsabile dell’associazione Apeiron che dal 2005 vive a Kathmandu con la sua famiglia. “Il nostro amatissimo Nepal – ci ha subito detto Barbara – è distrutto, Kathmandu è totalmente a pezzi. Sono caduti molti edifici ma il nostro no, per fortuna. Ancora ci consigliano di dormire fuori, adesso siamo fuori accampati. Siamo tutti molto spaventati e la terra continua a tremare”.

Abbiamo sentito Barbara oggi e le abbiamo chiesto di raccontarci com’è la situazione attuale.

Barbara

Barbara Monachesi vive in Nepal da 10 anni

Dove ti trovavi al momento del terremoto?
Ero in casa con la mia famiglia. Mi stavo asciugando i capelli, quando all’improvviso è andata via la luce.
Ricordo che ho preso in braccio mia figlia – la più piccola, Tara – e mi sono fiondata sotto al tavolo. L’altra bambina, Maya, era con mio marito, mia suocera e mia nuora: erano lì di fronte a me, riparati sotto lo stipite di una porta. Ricordo come ci guardavamo, io e Tara da sotto al tavolo e gli altri da sotto la porta. Quei momenti sono sembrati un’eternità.
È stato durante quei terribili attimi che ho pensato che il GRANDE TERREMOTO di cui si parlava da 10 anni era arrivato e che non ci avrebbe risparmiati.
Subito dopo la scossa più grande ci siamo raccolti in uno spazio aperto, c’erano anche i nostri vicini di casa, per fortuna anche loro tutti incolumi. Da quel momento sono iniziate ad arrivare le telefonate: la prima ha annunciato che la torre di Sundara, simbolo di Kathmandu, era caduta. Lì abbiamo capito che era solo l’inizio e che eravamo, forse, sopravvissuti ad una tragedia enorme.

Qual è il ricordo di quelle ora che non potrai mai dimenticare?
La paura più grande è stata il giorno dopo. Giravano voci sull’arrivo di una scossa molto più forte, con epicentro proprio a Kathmandu. Ho chiamato i miei genitori, che stanno in Italia, per salutarli per l’ultima volta. Eravamo raccolti nello spazio aperto con tutti gli altri. Piangevamo in tanti e ci si abbracciava. Con mio figlio adottivo, Pramod, ci siamo fatti una promessa: quella di ritrovarci, nella prossima vita.
Quando anche la paura del secondo forte terremoto è passata (c’è stata una scossa, ma niente al confronto della prima) ho avuto paura che non bastassero le provviste di cibo ed acqua. Dormivamo in 12 sul pavimento dell’ufficio. Eravamo tutti da sfamare. Ho iniziato a razionare il cibo, l’acqua, tutto quello che avevamo.

Com’è la situazione ora?
Qui da noi è tutto tranquillo. Hanno riaperto anche la maggior parte dei negozi. Ma fuori, nelle zone più colpite, quelle della città vecchia, è diverso. Sono tantissime le case distrutte o inagibili. Dormono tutti fuori.
Da due giorni siamo tornati a dormire nel nostro letto. Prima abbiamo dormito nel mio ufficio, sotto le scrivanie ed i muri portanti. Non abbiamo mai dormito fuori. Troppo freddo, troppa gente ammalata. Avevo timore per le mie bambine.

Psicologicamente dove trovi la forza di andare avanti ora?
La forza la ritrovo nel sorriso di questa gente incredibile. Nonostante la tragedia che li ha colpiti trovano ancora la voglia di parlare con dolcezza e di invitarti a casa a bere un tè. Io amo questo paese. Quando sono arrivata qui mi hanno accolta e fatta sentire a casa, sin dal primo giorno, 10 anni fa. Mi sento in dovere di stare al loro fianco.

A chi porterete aiuto con il progetto avviato con la raccolta fondi di Mission Bambini?
Stiamo portando aiuti nei villaggi del distretto di Dhading, tra i nove distretti dove si registra il maggior numero di vittime, secondo quanto comunicato dal governo nepalese. Eravamo già attivi in questa zona da alcuni anni. In un villaggio ad esempio abbiamo costruito proprio l’anno scorso 30 unità abitative per i bambini “spaccapietre” e le loro famiglie. Le nostre casette sono a posto (tranne un paio un po’ danneggiate), ma il 90% delle case del villaggio in cui l’insediamento è sorto sono state rase al suolo.
Ora stiamo collaborando con il “Disaster Management Committee” istituito nel distretto e abbiamo individuato insieme 5 villaggi dove serve il nostro aiuto, scelti sulla base di una sommaria analisi dei bisogni condotta dal governo e perché non sono presenti aiuti da parte di altre organizzazioni. La richiesta immediata è per cibo e tende. Le tende qui non sappiamo dove trovarle, e ci stiamo coordinando con altre organizzazioni per farle arrivare da altri Paesi, ad esempio dall’India o dalla Thailandia. Intanto stiamo distribuendo cibo a più di 2.000 famiglie, tutte quelle dei villaggi che ci sono stati assegnati. Stiamo distribuendo ad ogni famiglia: 1 sacco di riso da 30 Kg, 5 kg di lenticchie, 1 litro di olio, 1 kg di sale.
Passata questa fase di prima emergenza, valuteremo in modo più approfondito quali interventi saranno necessari per aiutare in particolare i bambini dei villaggi a tornare ad una vita quanto più possibile normale, per esempio riprendendo la scuola.

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