#BraccialettiVerdi: perché ci crediamo

8 giugno 2015 di Samuela Castellotti | tag: , ,

condividi »

La collaborazione tra la Fondazione Missioni Bambini e le Suore Figlie di Sant’Anna nasce nel marzo 2009, a favore di 300 bambini eritrei malnutriti.
Da quell’anno tanti passi sono stati fatti insieme e in cinque anni dall’avvio del progetto più di 1.900 bambini sono stati aiutati.

L’obiettivo del progetto, in termini tecnici, è di garantire un supporto alimentare adeguato ai bambini malnutriti sotto i cinque anni (con indice di peso standard al di sotto del 70%) dei villaggi dove la siccità e conseguente carestia hanno prodotto uno scarso raccolto per permettere loro di raggiungere almeno l’86,5% del peso standard e di uscire dallo status di malnutrizione acuta.
In parole semplici e concrete questo vuol dire difendere il diritto alla vita di questi bambini.

Concretamente l’intervento comprende tre diversi tipi di azioni integrate tra loro e ugualmente necessarie per vincere la malnutrizione acuta moderata: il supporto alimentare, la distribuzione di ovini e la formazione delle mamme dei bambini supportati.

CiboLa prima attività è forse la più semplice, ma non certo meno importante, e consiste nella distribuzione di generi alimentari di prima necessità.
Ai bambini malnutriti vengono distribuiti DMK – acronimo per Dura (cereali), Milk (latte), Kedkede (Noccioline)-, e olio  in quantità diverse a seconda dell’età e dei bisogni di crescita.

Dal 2011 questo intervento di urgenza è stato completato dal progetto “donazione ovini” che intende integrare il programma di emergenza alimentare, al fine di protrarne i benefici nel tempo. Per ogni villaggio vengono identificate le famiglie più vulnerabili con bambini malnutriti a cui vengono donate una o più capre/pecore che garantiscono una minima quantità di latte ad integrazione dell’alimentazione dei piccoli. Con una buona gestione della disponibilità di questi animali, inoltre, la famiglia potrà sempre disporre di una fonte di alimenti che dovrebbe aiutarla a superare le fasi critiche di mancanza di cibo. Al fine di instaurare una virtuosa catena di mutuo soccorso, alle famiglie viene chiesto di donare il primo animale nato ad un’ altra famiglia bisognosa, in modo da generare ulteriori effetti benefici. Può sembrare poco, ma è il primo passo per uscire dalla povertà.

Ad integrazione delle suddette attività, all’interno dei dispensari ove vengono effettuati i controlli di peso periodici, le suore infermiere si occupano dalla formazione continua delle mamme sulla corretta nutrizione, l’igiene e le malattie infantili.
Viene insegnato alle mamme come preparare ed utilizzare gli alimenti, secondo i principi di una sana e bilanciata alimentazione, in modo da poter miscelare in modo appropriato quei pochi cibi di cui dispongono e ottenere il massimo risultato possibile.
Inoltre si raccomanda loro di portare i bambini in ambulatorio ai primi sintomi di malnutrizione, evitando quindi un peggioramento delle loro condizione.

Ma forse più di tante parole per spiegare cosa facciamo veramente in Eritrea, basta riportare le parole della nostra volontaria Francesca Ridolfi, che ha visitato il progetto l’anno scorso, in Ottobre.

“Nei villaggi anche poco fuori delle città il problema della malnutrizione è tangibile e allarmante in particolare quando colpisce bambini molto piccoli.

Ho ancora negli occhi i visi spenti e tristi di questi bimbi senza la forza di sorridere e senza quell’energia che dovrebbe caratterizzarli e che li porta a sperimentare il mondo e ad andare alla sua scoperta.
Al loro fianco gli occhi angosciati delle mamme che pur di ricevere nutrimento per i propri figli camminano chilometri e chilometri portandoli in braccio; angoscia, ma anche tanta gratitudine verso le persone che forniscono il cibo ed i controlli sanitari.

MammaLa mamma di Ahmed, di etnia Saho, quel giorno aveva percorso oltre 20 chilometri per arrivare dal loro villaggio al centro sanitario. Aveva portato il suo bimbo malato, spento, senza forze al controllo di fronte a infermiere e paramedici con cui non era in grado di parlare perché di lingua diversa. Nonostante le difficoltà è stato possibile aiutare Ahmed a sopravvivere e rassicurare la sua mamma dallo sguardo prima terrorizzato e poi sempre più fiducioso e grato.”

Abbiamo bisogno del tuo click per regalarci un voto. Un voto che aiuterà 400 bambini dai 6 mesi ai 5 anni che vivono in Eritrea a combattere la malnutrizione e crescere sereni.
C’è tempo solo fino alle ore 12.00 del 16 giugno!!! Vota subito, è importante, non aspettare!
Vota su www.braccialettiverdi.it!