Crowdfunding #Givethebeat: la parola ai nostri HeartBeater

14 febbraio 2017 di Martina Busi | tag: , , ,

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Come si fa a raccogliere oltre 50.000 euro per salvare i bambini cardiopatici in attesa di un’operazione salvavita?
Grazie agli #HeartBeater: volontari e amici di Mission Bambini che hanno partecipato alla campagna di crowdfunding #GiveTheBeat sulla piattaforma di Rete del Dono, facendosi ognuno carico dei costi dell’operazione di un bambino cardiopatico e attivando una raccolta fondi dedicata, grazie al supporto dei propri amici, colleghi e parenti.

A fine campagna abbiamo chiesto ai 20 HeartBeater di raccontarci questa esperienza.

I motivi della loro adesione al progetto sono i più diversi. “Nel 2016 ho compiuto 40 anni e volevo farmi un bel regalo – racconta Moreno Lipari– e quale regalo migliore che dare la vita ad un bambino?”.
“Le sfide, soprattutto se hanno degli aspetti competitivi, mi divertono – ci confida Giulio Artom. L’idea mi è piaciuta fin dal primo momento e, essendo confidente di poter fare la mia parte, ho accettato volentieri e senza remore”.
Alcuni invece, come Gianluca D’Elia, hanno preso parte all’iniziativa con qualche perplessità iniziale: “Anche se non sembra, sono timido, pertanto apparire in video e in rete è stato per me abbastanza “difficile”. Pensare di poter raccogliere fondi con un mio appello era pura follia…. Sapere che il mio “sacrificio” avrebbe permesso anche ad un solo bimbo di poter sperare in un futuro ha letteralmente disintegrato tutte le mie ritrosie mentali.”

A campagna iniziata tutti gli HeartBeater hanno dimostrato grande coinvolgimento e impegno nel raggiungere l’obiettivo contattando amici, parenti, colleghi: “Ho provato grande piacere nel ritrovare persone che non sentivo da anni – ci dice ancora Giulio – e che hanno aderito con entusiasmo alla mia richiesta di donare”.
I 50 giorni di durata della campagna hanno portato infatti ai nostri fundraiser delle belle sorprese.
Ho avuto tante soddisfazioni, soprattutto nel vedere e constatare quanti amici e anche persone che non conosco si sono mosse per potermi aiutare”: a parlare è Stefano Marianeschi, Responsabile della Cardiochirurgia Pediatrica dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano e a capo dei team di medici volontari che si recano nei Paesi più poveri ad operare bambini gravemente cardiopatici. Anche Stefano ha deciso di partecipare al progetto di crowdfunding, testimoniando il lavoro che svolge con Mission Bambini e raccogliendo in prima persona i fondi necessari.
Ci sono state naturalmente anche delle difficoltà: “Molti dei miei contatti hanno risposto all’appello, ma ho ricevuto anche qualche piccola delusione per alcuni, che ritenevo a me vicini e che invece non hanno donato”, ci svela Roberto Bercè, da anni ambasciatore della Fondazione, che comunque ha raggiunto e addirittura superato l’obiettivo personale di raccolta fondi.

L’esperienza per alcuni in particolare è stata costellata da momenti emozionanti e significativi, come ci racconta Gianluca:
“Ogni donazione mi ha stupito. Ogni singola donazione mi ha strappato un sorriso od una lacrima. Ogni singola donazione non era per niente scontata. Potrei dire che la prima donazione, effettuata dai miei nipotini che risiedono negli Usa mi ha commosso: hanno rinunciato a parte dei soldi destinati per i loro regali di Natale perché volevano che il nome della loro mamma che è in cielo fosse presente nell’ospedale dove vengono operati i bambini “… così può essere vicina ai bimbi che magari sono tristi perché la loro mamma è rimasta a casa…”.
Sono stato sorpreso da donazioni effettuate da persone ed aziende con cui ho contatti professionali, ma la donazione che mi ha sorpreso di più è stata quella fatta da una coppia di persone che ho incontrato per pochi attimi durante l’evento di impacchettamento in Prenatal: facile contagiare con l’entusiasmo chi ti conosce ed apprezza da tempo, del tutto sorprendente trasmettere lo stesso entusiasmo a chi ti ha conosciuto solo per pochi secondi.”

Alla domanda “se te lo chiedessero oggi, lo rifaresti o consiglieresti lo strumento del crowdfunding a qualcun altro?” Claudia Magli risponde sicura “Lo rifarei con entusiasmo, correggendo qualcosa e integrando con attività offline. Sicuramente lo consiglierei a tutti, non costa niente e lo sforzo è modulare in base agli impegni del periodo.”

E noi non possiamo che essere d’accordo con Claudia e ringraziare di cuore tutti i nostri HearBeater!