#GIVETHEBEAT: Giulio e i segreti del suo successo

17 ottobre 2017 di Alex Gusella | tag: , ,

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Dopo il successo della prima edizione, torna #GIVETHEBEAT: la campagna di crowdfunding promossa da Mission Bambini per salvare i bambini cardiopatici nati nei Paesi più poveri. Tanti anche quest’anno i personal fundraiser coinvolti: volontari e amici della Fondazione che hanno deciso di mettersi in gioco in prima persona per raccogliere fondi tra i loro contatti a sostegno del progetto “Cuore di bimbi”. Abbiamo intervistato Giulio Artom, che nell’attesa di entrare nel vivo della nuova sfida ci svela qualche segreto alla base del suo successo dell’anno scorso.

Giulio-Artom-givethebeat

Giulio insieme al suo cagnolino.

Chi è Giulio

58 anni, sposato da 30 con Marina e papà di Micol, 27 anni psicologa, Giulio vive a Milano e affianca la sua attività professionale di consulente aziendale e formatore con quella di volontario per Mission Bambini. Un impegno iniziato diversi anni fa, e che dall’anno scorso ha preso una nuova forma. Giulio infatti è entrato nella squadra degli “heart beater” per la prima campagna di crowdfunding promossa dalla Fondazione nel 2016, e ha confermato la sua adesione anche per la seconda edizione.

Un volontario “storico”

“Una decina di anni fa – racconta Giulio – sono stato “folgorato” da una presentazione del Presidente Ing. Modena, che raccontò la sua esperienza di imprenditore prima del profit e poi del non profit con l’efficacia e la concretezza che gli sono proprie”. Giulio inizia così la sua attività di volontario di sede, collaborando prevalentemente con gli uffici raccolta fondi. “Volevo affiancare alla mia attività professionale qualcosa di stimolante e sfidante. Mission Bambini mi è subito sembrato essere il posto giusto, che rispondeva a questi requisiti”.

 

La sfida del crowdfunding

Mission Bambini ha lanciato lo scorso anno la prima campagna di crowdfunding. Giulio ha accolto così l’invito a diventare personal fundraiser: “Nonostante l’età “matura” sono ancora molto affascinato dai giochi e dalle gare. Ho percepito il crowdfunding come una competizione a cui partecipare e ho subito accettato l’invito”. E i risultati ottenuti sono stati eccezionali: “L’anno scorso ho raccolto 135 donazioni che hanno permesso di operare al cuore 6 bambini. Non mi aspettavo assolutamente un risultato di questo genere e senza modestia devo dire che sono rimasto molto soddisfatto di me stesso”.

#GIVETHEBEAT: il segreto del successo

Sono stati 6 i bambini salvati con i fondi raccolti da Giulio: qual’è stata la chiave di questo successo? “Come ho già detto mi piace molto gareggiare e con il crowdfunding mi sono molto divertito. Penso che la condizione base per avere successo in un’attività di raccolta fondi (e non solo) sia quella di entusiasmarsi e di viverla in modo sfidante. Un altro aspetto importante è quello di non considerare il fundraising come una “richiesta di aiuto”. Chi fa raccolta fondi non chiede, ma offre un’opportunità di sostenere una causa e di vivere l’emozione di fare del bene; e quando la causa è importante ed efficace, come la nostra, l’offerta deve diventare irresistibile. In poche parole: il crowdfunding non si fa chiedendo offerte col cappello in mano, ma offrendo emozioni col cappello in testa!”.

Chiedere più volte e in forme diverse

Giulio si è rivolto a tutti: amici, parenti, ma anche a vicini di casa, colleghi, ex colleghi, clienti, fornitori (il dentista, l’idraulico, il commercialista…). “E soprattutto a tutti i miei contatti Facebook, Linkedin e WhatsApp, strumenti social che ho utilizzato in modo massiccio. Per quanto riguarda la frequenza bisogna partire dal presupposto che una richiesta di donazione ha maggiori possibilità di andare a buon fine se arriva nel momento giusto. Mi spiego meglio: se ricevete una richiesta di donare via WhatsApp quando avete appena finito di litigare con la moglie, quando avete mal di testa o mentre state per salire sul treno è molto probabile che non la prendiate in considerazione. Se invece siete in un momento più tranquillo avrete tempo di esaminarla e potrebbe scattare l’impulso a donare.

Per questo motivo ho ripetuto le richieste di offerta agli stessi contatti anche più volte, fino a un massimo di tre, a distanza di un paio di settimane, magari con forme diverse. In questo modo molte persone che non avevano reagito la prima volta alla fine hanno donato. Per quanto riguarda il “tono” non c’è una modalità standard, bisogna tenere conto del tipo di interlocutore e del grado di confidenza che si ha con lui per modulare la richiesta nel modo più adatto”.

#GIVETHEBEAT: la sfida della nuova edizione

Per la nuova edizione di #GIVETHEBEAT, appena partita, Giulio non fa previsioni ma ha le idee chiare. “Voglio rivolgermi prima di tutto ai donatori dello scorso anno, invitandoli a rinnovare i loro contributi in modo da creare in poco tempo un buon numero di donazioni che possano a loro volta attrarne di nuove. Inoltre un’azione che ho iniziato a mettere in pratica è quella di sfruttare delle “occasioni” per invitare a donare. Ad esempio nel giorno del compleanno dei miei contatti social sto mandando questo messaggio: “Caro amico, buon compleanno! Perché non festeggiare questo giorno speciale con un’azione speciale come regalare un cuore nuovo a un bambino? Ti invito a sostenere questo progetto etc. etc.”.

Cuore di bimbi: un plus per il crowdfunding

I fondi raccolti attraverso #GIVETHEBEAT vanno a sostegno di Cuore di bimbi: ma quanto pesa il tipo di progetto nel successo della raccolta fondi? Ecco il parere di Giulio: “Il tipo di progetto è fondamentale. In particolare Cuore di bimbi si presta molto ad essere utilizzato per una campagna di crowdfunding per i seguenti motivi: è una causa molto concreta; è semplice da spiegare e da comunicare ai donatori; non è una causa “inflazionata” in quanto non sono molte le organizzazioni impegnate in missioni di cardiochirurgia infantile”.

E allora cosa aspetti: givethebeat!

Da bravo fundraiser, Giulio chiude la sua intervista con un appello: “Spero di avervi raccontato tutto, ma se avete domande o curiosità scrivetemi pure giulio.artom@missionbambini.org. E soprattutto non dimenticate di aiutarmi a raggiungere l’obiettivo del crowdfunding con la vostra offerta! Grazie!!!”. Per contribuire alla campagna #GIVETHEBEAT insieme a Giulio: clicca qui.