Serenità, Spensieratezza, Sorrisi e Sincerità: il mio viaggio a Quito

15 ottobre 2015 di Redazione | tag: , ,

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StefaniaEd eccomi qua, gate A04, partenza ore 9.00 per Stoccarda, poi Atlanta e infine arrivo a Quito, Ecuador.
Inizia il mio viaggio, voluto e desiderato da tanto tempo, mai programmato, sempre lì pronto nel cassetto. Ed ora inizia. Qui, sola, come mi sento? Cosa provo? Perché questo viaggio?
Per me tutto nuovo, tutto è la 1° volta. Ogni cosa è un’esperienza maturata lentamente mesi prima della partenza, giorno dopo giorno prendeva forma, mi preparavo al grande evento incredula fino a quando ho preso contatti in loco con il partner e realizzavo sempre più che non era un sogno ed iniziavo ad assaporare piano piano, dolcemente le emozioni che sapevo sarebbero diventate sempre più intense.

Ci siamo, sento le voci dietro il cancello. Entro nel cortile sorridendo e un po’ preoccupata per come affrontarli, cosa dire e cosa fare. Ma non c’è tempo per pensare a tutto questo e mi ritrovo circondata da bambini e agisco di impulso, è il mio cuore che comanda ora. Accarezzo le loro testoline, i loro capelli neri corvini, lunghi e lisci o mossi castani, i loro visi … che bella la pelle dei bambini così morbida, così fresca, così pura. “Hola, como te llamas?” …e così tutte le preoccupazioni volano via. Chi mi viene incontro sorridendo, chi alza le mani toccandomi e chi vuol essere presa in braccio e chi intimidito in disparte mi osserva.

Suddivisi per età dei bambini in aule da lavoro ci troviamo in completa armonia: coinvolta e partecipe nei loro piccoli e grandi progetti, li aiuti e mi aiutano con la lingua: uno scambio reciproco.
Stefanìa (accento finale), Stefanìa… sentirmi chiamare dai bambini fa molto piacere, mi scalda e riempie il mio cuore di allegria e spensieratezza, mi sento cercata, voluta, desiderata e … “Hola! ¿Que mas?” rispondo con il sorriso.

Non una presa di posizione, nessun malcontento, qualsiasi cosa gioco o lavoro i bambini lo fanno allegramente: non un “no!”, non un capriccio. Si condivide tutto e loro sono i primi a dimostrarlo: i giochi, i lavori, il cibo e le caramelle, la gioia e i sorrisi, guastati a volte da un velo di tristezza.

E arriva anche l’ultimo giorno. Forti emozioni alla funzione in chiesa: la presentazione dei propri lavori ai genitori, il suono della chitarra insieme a quello della batteria, lo scambio della pace che movimenta tutta la chiesa mi toccano nel profondo del cuore e una lacrima dietro l’altra rigano il mio volto.

AttivitaIn questo paese, come in tanti altri nelle stesse condizioni, non tutti hanno la possibilità di avere ciò che vogliono, per molti c’è poco, molto poco. Riteniamoci fortunati perché abbiamo tutto, anzi troppo. Quante volte ci soffermiamo a pensare, a ringraziare, ad apprezzare e valorizzare ciò che si ha. Si vuole sempre di più. Abbiamo tutto, ma è proprio così? Quali sono le forti emozioni? Quanto amiamo gli altri? E i valori nella nostra quotidianità dove sono finiti?

Io ho ritrovato il mio sorriso e con certezza custodirò nel mio cuore i loro sguardi, i loro abbracci, le loro parole “cantilenate”. Nessuno me li potrà cancellare e portare via. Il pensiero va spesso a loro… come per aiutarli, ma aiutano soprattutto me stessa: il loro ricordo placa l’irrequietezza e il rancore dentro di me, scaccia dalla mia testa i turbamenti e la tristezza lasciando posto alla serenità.
Vorrei fare tanto per loro… loro hanno fatto molto per me. Non vi dimenticherò.
Hasta luego e muchas gracias por todo.

Stefania Castoldi