Il nostro viaggio in Tanzania, catalizzatore di emozioni

3 luglio 2015 di Redazione | tag: , , , ,

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Mauro-TanzaniaTornato da Ilembula ha dovuto fare, come necessario, i conti. Quelli di ciò che ho fatto, di ciò che mi è rimasto, di ciò che ho visto e di ciò che ho vissuto.
Ilembula è stato un catalizzatore di emozioni; gioie, tristezze, speranze, disillusioni.
La Tanzania è uno dei paesi messi meglio dell’Africa centrale, nessuna guerra, poca tensione sociale e cibo per tutti; nonostante questo la situazione non è semplice e c’è molto da fare.
Vita e morte s’intrecciano costantemente rendendo le persone fataliste e questo è sempre risultato un punto difficile da comprendere per un occidentale.

I bambini di Ilembula e Mtwango hanno quella che può essere considerata “la seconda occasione della vita”, dopo essere rimasti orfani (quasi sempre a causa dell’Aids) il centro si occupa di tutte le loro esigenze (cibo, vestiario, studio) dando loro la possibilità di avere un futuro migliore e la speranza di un domani più luminoso.

In Tanzania i miei 5 sensi sono stati sollecitati come non mai.
Ho visto: bambini (centinaia), sorrisi, la costanza del lavoro di Fausta e Maurizio, orizzonti infiniti, scuole che sono in piedi per miracolo, tramonti da poesia, mercati brulicanti, l’ospitalità estrema di chi non ha niente, cieli stellati, case di fango e paglia, la gioia negli sguardi.
Ho ascoltato: le grida di gioco dei bambini, meravigliosi canti in chiesa, racconti sulla vita e la morte a Ilembula, storie di come l’aids stia devastando questo paese.
Ho odorato: i profumi della frutta esotica al mercato, i gas di scarico di camion vecchi alcune decadi, l’erba della savana, le frittelle preparate a bordo strada.
Ho gustato: tutta la frutta possibile, le frittelle dette sopra, riso&fagioli (piatto della festa), birra locale, ocra, zenzero, eucalipto.
Ho toccato: (stretto) centinaia di mani, ho spostato legna, massi, mais, generi alimentari. Ho fatto spese enormi (per le distribuzioni alimentari ai più bisognosi), ho abbracciato i bambini ovunque ce ne fosse la possibilità, ho toccato, metaforicamente, il cuore dell’africa e quello stesso cuore ha toccato me, profondamente.
Cosa è rimasto di questo viaggio a distanza di qualche settimana? Tutto! Tutto ciò che ho scritto rimane dentro di me, mi costringe giustamente a tenere a bada il mio ego, mi tiene la testa piena di domande, alimenta la mia anima.

Mauro Besana

 

Alessandra-TanzaniaRipensando all’esperienza presso il “villaggio orfani” di Ilembula mi piace partire dall’etimologia del termine “ricordo”, dal latino RE- indietro COR-cuore ovvero “richiamare in cuore”, perché proprio questa è stata, un’esperienza del cuore.
Al villaggio di Ilembula non c’è nulla e c’è tutto nello stesso tempo, è un luogo di cura, di contatto, di relazione e sono proprio questi elementi a definirne i contorni, i confini, i tempi e gli spazi.
Ogni mattina il sole sorge insieme ai canti e ai tamburi che animano la Chiesa parrocchiale, poco dopo i bimbi più grandi indossano le loro divise strapazzate e s’incamminano verso la scuola mentre i più piccoli vanno ad abitare l’asilo all’interno del villaggio. Nel tardo pomeriggio ecco tutti i bambini fare ritorno alla grande casa, li vedi indaffarati coi piedini scalzi e ancora la divisa addosso battere i girasoli per recuperarne i preziosi semini, portare la legna per la stufa e l’acqua per il bagnetto serale.

Vivere a Ilemula significa anche questo, responsabilità, assumere un ruolo, fin da piccoli, imparare a rispondere in prima persona alle situazioni che la vita presenta, ma sempre con la forza del sorriso che i bambini e le persone che abitano il villaggio non perdono mai e sono sempre pronti a offrire e regalare al prossimo senza riserve. E’ stato un grande insegnamento.

Questa è Ilembula, fatta di piccoli gesti, azioni quotidiane ripetute ogni giorno con semplicità e costanza nella convinzione di costruire un futuro possibile, case modeste ma colorate e piene di vita. Vita in tutte le sue sfumature.
Vita che è anche sofferenza, perdita, malattia.
Vita che è anche morte.
Vita che però è sempre speranza e bellezza.
Questa è stata per me Ilembula, non solo uno spazio fisico ma un luogo dell’anima. Dove non c’è nulla e c’è tutto nello stesso tempo. Grazie.

Alessandra Gadda