L’India ci ha scelto e così abbiamo conosciuto i bambini degli slums

3 ottobre 2017 di Redazione | tag: ,

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Si dice che per fare un viaggio in India bisogna essere preparati, che è una realtà molto diversa da quella a cui siamo abituati in Occidente e che si torna dal viaggio cambiati, forse un po’ per questo nei viaggi fatti negli anni passati non era mai stata la meta prescelta, eravamo quasi intimoriti… ma poi è successo…

L’India ci ha scelto, nel senso che non avevamo dato preferenza di destinazione e Mission Bambini ci ha proposto il progetto di Pondicherry nel sud est dell’India così siamo partiti per questa nuova avventura che era anche la nostra prima esperienza di volontariato.

L’impatto all’arrivo è sicuramente forte, fa molto caldo ed è parecchio umido, per strada è un continuo suonare di clacson e si mischiano odori di spezie, fiori, fogna e incensi , il primo pensiero non nascondiamo che sia stato “ma come faremo a resistere 2 settimane così?”, ma poi ci si abitua in fretta e rimane solo l’impazienza di conoscere presto i bambini del progetto.

Gayatri house: il riscatto dalla vita degli slums

Dopo una prima introduzione negli uffici di Sharana (l’organizzazione che ospita i volontari) andiamo subito a fare la conoscenza con i bimbi più piccoli, sono bambini le cui famiglie vivono per strada o in condizioni disagiate e per permettere alle donne di lavorare viene dato questo servizio di asilo (Gayatri house). I bambini sono molto curiosi, ci vengono subito incontro e anche con quelli più timidi basta un solletichino che subito ti fanno grandi sorrisi e ti vengono in braccio, sono così belli nei loro vestitini colorati, con i loro dentini bianchissimi e gli occhioni scuri che visti così uno non potrebbe mai immaginare quello che purtroppo è stato il loro anche se seppur breve passato.

Gli operatori sociali ci raccontano di come i primi bambini che venivano portati alla Gayatri house fossero sporchi vestiti mali e spesso in condizioni sanitarie pessime da doverli portare in ospedale ma che un pò alla volta le famiglie hanno iniziato a capire l’importanza dell’igiene e della cura e ora solo raramente risulta necessario doverli lavare e sistemare, piano piano le cose stanno cambiando e questo grazie alla pazienza e alla passione che tutti gli operatori sociali ci mettono nel fare il loro lavoro. Passiamo così la mattinata a cantare canzoncine (anche in lingue a noi sconosciute ma ci accodiamo all’entusiasmo generale), ad aiutare i bambini a mangiare (anche se parecchi di loro sono già autonomi e sanno dove posare il piatto e versarsi l’acqua nel bicchiere) e farli addormentare per il pisolino pomeridiano.

La visita degli slums

Slums India volontarioNel pomeriggio andiamo invece a visitare uno degli slums dove i bambini vivono con le famiglie in capanne, baracche o a volte anche solo sotto un albero per strada. Anche in questo caso gli operatori sociali ci raccontano di come la situazione sia già parecchio migliorata ,di come prima ci fosse molta più sporcizia, di come quello che ora è un piccolo tempio fosse stata una latrina a cielo aperto…

Ci sediamo in cerchio per terra e un po’ alla volta arrivano i bambini che sono tornati da scuola, tutti con le loro divise e le bambine con i fiocchetti nei capelli (è qui che conosciamo la maggior parte dei bambini adottati a distanza da Mission Bambini), si siedono con noi e iniziamo a turno a presentarci e fare vari giochi ed è allora, in quell’istante che ci focalizziamo solo sui bambini e decontestualizziamo ciò che ci sta attorno e li vediamo ridere, giocare, scherzare ed è come se invece di essere seduti in un quartiere di baracche ci trovassimo in un parco giochi di Roma, Parigi o Londra.

Sappiamo però che per questi bambini purtroppo non è sempre così, molti di loro hanno padri alcolizzati che li picchiano, ad alcune bambine al primo ciclo era stato proibito di continuare gli studi… insomma tante storie da far venire i brividi, eppure li guardiamo mentre ci osservano incuriositi, mentre si entusiasmano per una rana fatta con la carta che salta come se fosse uno dei giochi più belli del mondo e allora pensiamo che nella loro sfortuna di vivere e crescere in questa situazione disagiata hanno comunque avuto la fortuna di conservare la loro ingenuità e naturalezza, che hanno avuto la fortuna di trovare sulla loro strada persone fantastiche come tutti gli operatori sociali e i volontari da tutto il mondo che visitano il progetto e si dedicano a loro.

Successivamente torniamo alla Gayatri house che nel pomeriggio accoglie i ragazzi più grandi di ritorno dalla scuola che, con l’ausilio di due maestre volontarie, svolgono i loro compiti. Noi diamo una mano con l’inglese e la matematica, ed anche in questo contesto ci stupisce la curiosità dei ragazzi la loro estrema educazione e continua gratitudine che mostrano anche per il più piccolo gesto di attenzione rivolto nei loro confronti.

Cosa ci rimarrà di questo viaggio

Passano più o meno così tutte le altre nostre giornate e quando si avvicina il momento dei saluti è davvero dura, non vorremmo più andare via.

L’India non ci ha forse cambiato, ma sicuramente questa esperienza e il contatto con i bambini di Sharana hanno avuto un particolare significato nella nostra vita ed avranno sempre un posto speciale nel nostro cuore insieme ai loro sorrisi, le loro canzoncine, gli abbracci degli operatori sociali che ci chiamavano Ani e Ana (fratello e sorella), il profumo dei fiori di gelsomino da mettere tra i capelli che hanno regalato ad Alice per il suo compleanno, l’odore del Sambar (la minestra speziata che accompagnava il riso e che veniva cucinata ogni giorno per i bambini alla Gayatri house)… grazie davvero!

Alice Bergagna e Marco Coppola