Il mio incontro con Khoa

15 novembre 2016 di Giulia Albano | tag: , , ,

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Nella foto Giulia con la mamma di Khoa, con gli abiti per entrare nella terapia intensiva 

La prima volta che ho visto Khoa era tutta intenta a convincere la sua mamma a lasciarle in mano il telefonino. L’ambulatorio era pieno di bimbi, che aspettavano il proprio turno per essere visitati dalla cardiologa del nostro team. Khoa ancora non lo sapeva, ma sarebbe stato proprio in quel noioso pomeriggio “dal dottore” che la sua vita sarebbe cambiata.

Nella maggior parte dei casi, nascere con una malformazione cardiaca vuol dire crescere con delle limitazioni: correre, giocare, concentrarsi può essere molto faticoso, ma il bello dei bambini è che non lo sanno e finché hanno fiato, corrono. E Khoa correva: su e giù per i corridoi oppure da un letto all’altro per chiamare l’attenzione degli altri bimbi e giocare insieme. Era una delle bimbe più piccoline, ma caparbia e perspicace. Quando mi vedeva arrivare con la busta dei palloncini, mi correva incontro e ne prendeva a manciate, mi accompagnava dai suoi amichetti di corsia per assicurarsi che li distribuissi a tutti e se avesse potuto, li avrebbe anche gonfiati uno per uno!

La sua mamma, invece, era consapevole della grande opportunità che quella visita rappresentava e sapere che la sua bambina sarebbe stata operata al cuore le procurava un misto di sollievo e ansia.
La diagnosi della piccola Khoa era arrivata presto, quando era molto piccola, ma bisognava aspettare che crescesse un po’ per essere operata. Khoa cresceva e la malattia si faceva sempre più evidente, nel suo respiro troppo spesso affannato. Poi, ecco la telefonata dell’ospedale che convocava la bambina per una nuova visita; forse è la volta buona, aveva pensato la sua mamma.

koha

In ospedale il tempo si dilata, diventa una bolla appannata densa di pensieri e allora, per non perdersi, ci si stringe a quelli belli. Così durante le ore di attesa, mentre l’intervento della piccola Khoa era in corso, la sua mamma mi ha raccontato della sua famiglia, mostrandomi le foto dei genitori, quelle del matrimonio di una delle sue sorelle, la festa di compleanno di un cuginetto di Khoa…Aveva sicuramente nostalgia di tutti loro, in quel tempo sospeso, ma il viaggio dalla loro cittadina era lungo e costoso e quindi mamma e figlia erano arrivate da sole all’ospedale.
Finalmente qualcuno esce dalla sala operatoria, un sorriso, un abbraccio…la tensione si scioglie: è andato tutto bene! Di lì a poco, Khoa viene portata in terapia intensiva. Dorme ancora, ma la sua mamma è lì vicino che l’accarezza e aspetta.

Khoa riaprirà gli occhi, ancora un po’ frastornata, e cercherà quelli della sua mamma. Questo è il momento, più di ogni altro, in cui credo che si riassuma il senso di tutto il lavoro dei nostri medici volontari: restituire alla vita, per una vita migliore. E questo è anche l’obiettivo e l’essenza di Cuore di Bimbi: garantire l’accesso alle cure ai bambini come Khoa, che aspettano “LA” visita che potrà cambiare il corso della loro vita.

Guarda il video che racconta la storia di Khoa:

Ogni anno nel mondo nascono 1 milione di bambini come Khoa, affetti da gravi malformazioni congenite al cuore. 800.000 nascono nei Paesi più poveri dove non hanno accesso a cure mediche e chirurgiche tempestive. Molti di loro non raggiungeranno il primo anno di vita se non facciamo qualcosa.

I medici volontari di Mission Bambini operano in varie zone del mondo per salvare migliaia di bambini.

Dai continuità all’azione dei nostri medici volontari, con una piccola donazione mensile!