La storia di Elvis. Un viaggio che parte da una capanna.

23 gennaio 2015 di Luisa Bruzzolo | tag: , , , , ,

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Elvis nel 2006 dopo l’operazione che gli ha salvato la vita

Occhi grandi, riccioli fitti e pelle nera. Solo una nonna a fargli da guida.
Aveva 8 anni quando è arrivato in Italia.
E non era in vacanza. È venuto qui per non morire.

Elvis è partito da una capanna, nel cuore dell’Africa. Un posto chiamato Villaggio di Murehwa in Zimbabwe.
Un viaggio che parte da una capanna e arriva al reparto di cardiochirurgia pediatrica di un Ospedale di Bologna: in mezzo ci stanno gli alberi, la savana, il villaggio, poi la città con le sue strade, le automobili, la gente, l’aeroporto, il cielo, la neve, l’ospedale, il reparto.

Un lungo viaggio per la vita, per curare il suo cuore malato, che pompava sangue nel modo sbagliato. Blu al posto del rosso, rosso al posto del blu.
Era solo un bambino, per fortuna, e non si rendeva conto della battaglia contro il destino che stava combattendo. Lui voleva solo crescere, giocare, correre, andare in bicicletta, come tutti gli altri.

Eccolo qui, in Italia, all’ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna. È l’anno 2005.
Con lui c’è il Dott. Colonna, medico anestesista e uomo soprattutto. Una vita spesa per la sua Africa. Lo portano in reparto: esami su esami, diagnosi, farmaci, anestesia, intervento.
6 ore di intervento e una cicatrice lunga 20 centimetri in regalo. Gli aprono lo sterno e gli stanno addosso in 6 in sala operatoria. È il Prof. Gargiulo, il cardiochirurgo che tappa i buchi del suo cuore.
E il suo cuore ce la fa. Elvis ha raggiunto il suo traguardo, la sua stella, il suo sogno.

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Elvis oggi a 18 anni.

Il suo cuore è guarito e continuerà a battere come un orologio svizzero.
Ora potrà fare ciò che vuole: potrà correre, giocare, andare in biciletta, e poi studiare, lavorare, fare l’amore, avere figli, diventare grande.

Oggi Elvis ha 18 anni.
È un ragazzone cresciuto. Si mette l’uniforme per andare alla scuola secondaria della Missione di Mutoko, nel suo Paese. E sogna di fare il contadino. Di tornare alla terra del suo piccolo villaggio, vicino alla nonna che gli ha fatto da madre.

Elvis è vivo grazie al progetto ‘Cuore di bimbi’ della nostra Fondazione.
Lui è stato il primo. Oggi, possiamo contare più di 1.370 vite salvate di bambini e bambine come Elvis.

Ma ce ne sono tanti altri che aspettano: bambini e bambine con il cuore malato e le labbra bluastre, cianotiche.
Aspettano te, un tuo piccolo gesto per cambiare la loro esistenza. Semplicemente per non morire da bambini.

Aiutali, non restare indifferente.