L’emozione di cui parlo si chiama Etiopia

26 giugno 2015 di Redazione | tag: , , , ,

condividi »

FrancescaA volte c’è bisogno di un po’ più di tempo per realizzare davvero un’esperienza che hai vissuto. Sono passati due mesi dal nostro rientro dall’Africa e solo oggi, solo ora, forse trovo le parole per poter raccontare: non sarò descrittiva, non sarò tecnica o precisa, non sarei in grado di farlo, quello di cui riesco a scrivere ora si limita ad essere la “stesura” di un’emozione.

L’emozione di cui parlo si chiama Etiopia.
In Etiopia le mie mani hanno finalmente toccato la terra rossa di cui avevo tanto sentito parlare, i miei occhi hanno visto il panorama che sino ad allora avevo solo potuto immaginare. Ma, in Etiopia, il mio cuore ha dovuto reggere più di questo, perché le mie mani hanno toccato quelle dei poveri, quelle dei bambini poveri, quelle dei bambini malati, e i miei occhi sono dovuti rimanere lì a guardare, rassegnandosi all’idea di non poter fare niente… Solo toccare, solo guardare.

L’ Etiopia dà, e nulla toglie, l’Etiopia è calda e profuma di vita e caffè: amaro, come l’amaro in bocca, dolce, come gli occhi dei bambini che ti guardano, ti studiano, ti sorridono, e poi ti mancano, da morire.

L’Etiopia è un paese che ti entra dentro di prepotenza, non ti avvisa e non ti rassicura.

bimbaLa scuola di Konto regala sorrisi e speranze a più di 1000 bambine, l’asilo di Shanto prova a far la stessa cosa, con non poche difficoltà. Antonio e Lina, responsabili di entrambi i progetti, fanno in modo che questo, e non solo, possa accadere. E lo vedi nel sorriso di Lidia e Anna che, come tante altre bambine, nella loro divisa blu, si sporgono a guardare avanti, verso i loro sogni, molto più in là, dove diventano realtà.

Ad Antonio l’Etiopia è entrata dentro di prepotenza, senza avvisarlo, senza rassicurarlo, e da allora non l’ha più fatta andare via. L’ha fatta rimanere lì, per aiutare, insieme alla fondazione, a dare ogni mattina a tutte le bambine in divisa blu, una ragione per sorridere, una ragione per sognare.

 

Francesca Maggioni, volontaria di Mission Bambini