Non me ne andrò dal Nepal ora che vedo tante lacrime

13 maggio 2015 di Alex Gusella | tag: , , ,

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La terra in Nepal trema ancora. E Barbara Monachesi, il nostro contatto in loco, continua a vivere con una sensazione addosso di paura e nello stesso tempo di coraggio.
La sua storia è stata raccolta e raccontata dalla giornalista Francesca Galeazzi ed è stata pubblicata sul settimanale Effe oggi in edicola.

Alcuni emozionanti stralci dell’articolo:

“Tara mi è accanto mentre mi asciugo i capelli, è incantata dal brusio del phon, mi sorride con dolcezza. Ed è tutto in un attimo: la luce che svanisce, il pavimento che trema e a crollare non sono solo mobili e oggetti, ma qualsiasi certezza di vita. Prima ancora che la mia mente realizzi cosa sta accadendo, d’istinto prendo mia figlia: il tavolo diventa uno scudo efficace, solo il boato del sisma e le mie palpitazioni superano il nostro carapace. Una parte di me è sotto lo stipite della porta: è lì che Maya, la mia primogenita, ha trovato rifugio insieme a mio marito e mia nuora. I nostri sguardi ipnotizzati dal terrore rimangono incollati gli uni agli altri in uno spazio eterno, come il tempo di questa interminabile scossa. Eccolo il grande terremoto da cui si parla da dieci anni, è arrivato e non ci risparmierà. E’ la fine del mondo.
[…]
Siamo vivi. Il peggio sembra passato e adesso, con lo stesso coraggio con cui dieci anni fa ho rinunciato a qualsiasi certezza per inseguire i miei ideali, devo lasciare i timori alle spalle e concentrarmi sul presente.
[…]
Le scorte di cibo e acqua scarseggiano, dobbiamo trovare un posto per la notte. I soccorsi si destreggiano tra detriti, sangue e fango, ma non passa ora senza che qualcuno sia salvato: ogni volta è l’incantesimo della vita che si rinnova tra applausi e lacrime di gioia. Sono i nepalesi a insegnarmi cosa significhi non arrendersi di fronte a una tragedia di tale portata, loro che non a caso sono noti come il popolo del sorriso e trovano la forza di parlarti con dolcezza, anche se hanno perso tutto. Quando ho deciso di stabilirmi qui sono diventata responsabile dei progetti in loco di una Onlus che si prende cura di donne e minori: si chiama Apeiron, parola greca che significa “infinito”. E ora è proprio dall’inizio che bisogna ripartire: dobbiamo ricostruire le case ma anche la fiducia per credere che qui un futuro sia possibile.”

Leggi l’articolo completo su Effe »

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