Progetto Nove+: qui si fa welfare generativo!

31 maggio 2017 di Alberto Barenghi | tag: ,

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Nove+: come si costruisce un progetto innovativo per i ragazzi in Italia

Abbandono scolastico, microcriminalità giovanile, isolamento delle famiglie, mancanza di lavoro per i giovani, difficoltà di integrazione per gli immigrati: sono queste le principali problematiche sociali che caratterizzano molte periferie delle aree metropolitane, anche in Italia. Ma le risorse messe a disposizione da Stato ed enti locali sono sempre più scarse. E quando le risorse ci sono, le risposte tradizionali a questi bisogni rischiano di essere poco efficaci e tempestive, in un contesto così mutevole come quello attuale.

Ecco perché diventa importante sperimentare nuovi modelli di welfare, mettendo in rete tutti i soggetti che su un territorio lavorano con e per bambini, ragazzi, famiglie e coinvolgendo i cittadini, non più meri “utenti” di servizi ma soggetti portatori di preziose risorse, che vanno in qualche modo attivate per produrre un reale cambiamento sociale: i cittadini da fruitori diventano attori protagonisti, e in questo senso parliamo di “welfare generativo”. Da queste premesse è nato il progetto “Nove+”, di cui Mission Bambini è capofila. Il progetto si svolge a Milano in zona Nove, dove abitano 29.000 bambini e ragazzi tra i 6 e i 24 anni d’età di cui il 30% stranieri. La Fondazione ha messo in rete 14 partner, tra cui quattro istituti scolastici, otto enti non profit e l’assessorato all’Educazione e istruzione del Comune di Milano. Gli obiettivi generali sono quelli di contrastare la dispersione scolastica e agevolare l’inserimento lavorativo dei giovani nel tessuto produttivo e commerciale della zona. Ad un anno dall’avvio del progetto, tracciamo un primo bilancio.

Gli “Spazi di comunità”: servizi e protagonismo

Grazie all’Azione 1 del progetto, sono stati avviati 5 “Spazi di comunità” nei quartieri di Affori, Bicocca, Comasina, Dergano ed Isola. Gli “Spazi di comunità” – aperti in media per 64 ore al mese – funzionano come sportelli dove le famiglie trovano risposte ai propri bisogni, educativi – e quindi relativi ai figli – ma non solo. In questo primo periodo, più di 450 famiglie si sono rivolte agli “Spazi di comunità” e, di queste, 60 sono state prese in carico. Ma gli “Spazi di comunità” hanno anche un altro obiettivo: quello di valorizzare e attivare le risorse comunitarie, per cui i fruitori dei vari servizi diventano “protagonisti” e in qualche modo restituiscono alla comunità il servizio ricevuto, facendosi promotori di nuove attività in veste di volontari. Significativi a questo riguardo i seguenti dati: 40 cittadini sono diventati volontari, dando vita ad oltre 50 iniziative tra cui ad esempio nuovi spazi mamma-bambino, corsi di cucito, centri estivi.

Le scuole: attrezzature e formazione

Per quanto riguarda l’Azione 2, quella rivolta alle scuole, durante questo primo anno di progetto sono state donate a 5 istituti scolastici attrezzature informatiche (tra cui 8 LIM, ovvero lavagne interattive multimediali, e 23 personal computer) e attrezzature sportive. A queste dotazioni, è stata affiancata un’attività di formazione rivolta ai docenti. Abbiamo ricevuto tante email di ringraziamento da parte di alunni e insegnanti: siamo davvero felici di aver regalato non solo oggetti, ma la possibilità di svolgere una didattica migliore e far sì che gli alunni si preparino meglio al loro futuro!

Licenza media e lavoro

L’Azione 3 è quella inerente i temi della dispersione scolastica e del lavoro, ed è quella che necessita di maggiore sviluppo in futuro. Grazie ai progetti di “Scuola bottega” – dove all’insegnamento teorico proposto a scuola viene affiancato un insegnamento con taglio pratico, più efficace con giovani che hanno difficoltà scolastiche – sono stati 14 gli studenti tra i 14 e i 16 anni di età che hanno evitato la bocciatura ottenendo la licenza media. Una soluzione analoga è stata proposta ad una decina di studenti dei primi due anni di scuole superiori, attraverso i progetti di “Scuola bottega LAB”. Per i più grandi, i giovani tra i 16 e i 18 anni d’età, l’obiettivo è stato invece quello di migliorare le loro chance di inserirsi nel mercato del lavoro: grazie al progetto, 20 giovani hanno ricevuto formazione finalizzata all’inserimento lavorativo.

Raccolta fondi sul territorio

Infine, non meno importante, l’Azione 4 ci ha permesso di lavorare con le organizzazioni partner sui temi della raccolta fondi e della comunicazione. Grazie a varie iniziative – dalla distribuzione di salvadanai negli esercizi commerciali alla lotteria – i partner hanno raccolto sul territorio 55.000 euro a sostegno del progetto. Abbiamo inoltre dato vita al sito internet www.novepiu.it che è una finestra aperta su tutte le attività che stiamo realizzando.

Il futuro di Nove+

Siamo felici di questo primo anno di progetto sì impegnativo ma con risultati positivi, tenuto conto anche del ruolo “pionieristico” che questo complesso intervento riveste. Quello che stiamo facendo è infatti sperimentare un nuovo modello di welfare.

Non a caso il progetto “Nove+”, ideato da Mission Bambini insieme ad alcuni partner con cui da anni la Fondazione lavora in Zona 9, è diventato realtà grazie ad un finanziamento di 900.000 euro stanziato attraverso il bando “Welfare di Comunità e Innovazione Sociale” di Fondazione Cariplo, su un budget complessivo di 1,7 milioni di euro in tre anni. Con i partner, incluse le scuole, ci stiamo abituando a pensare e a lavorare per il raggiungimento di obiettivi comuni, inquadrati all’interno di una strategia condivisa dove poi ognuno è chiamato a fare la sua parte. È l’unico modo – credo – per riuscire a far fronte in maniera efficace a problematiche sempre più accentuate nella nostra società, non solo in Zona 9 a Milano: dall’abbandono scolastico alla microcriminalità giovanile, dal fenomeno dei NEET all’emarginazione sociale e alla mancanza di lavoro per i giovani.

Alberto Barenghi

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