Vi racconto cosa facciamo noi volontari in Italia

30 maggio 2017 di Redazione | tag: ,

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Ricordo che quando ero bambina immaginavo spesso come sarei stata da grande. Mi vedevo ventottenne (chissà perché proprio quell’età), in una biblioteca di quelle immense e silenziose di un college inglese, arrampicata su una scala a cercare un particolare volume richiestomi da qualcuno. Vestita con una t-shirt grigia, una gonna di jeans al ginocchio e l’aspetto di una delle Charlies Angels, Kelly, con i capelli lunghi neri, ondulati e la frangia “spartiacque”.

È passato più di qualche lustro e ventottenne non lo sono più già da un po’, accidenti. I capelli li porto corti (li ho tagliati, ironia della sorte, proprio a 28 anni), e assomiglio a tutto tranne che a Kelly delle Charlie’s Angels; non amo le gonne di jeans al ginocchio e non lavoro in biblioteca: i sogni di bambina hanno lasciato il posto ad una realtà diversa, per certi versi anche più simpatica di quella che mi immaginavo.
Ho realizzato alcuni progetti, molti altri ne ho in cantiere (in questo, in fondo, sono rimasta la fanciulla che ero), altri devo ancora realizzarne e magari un giorno ce la farò. O forse no, ma non importa. Quello che importa è che, come tanti altri “una-volta-bambini”, abbia potuto sognare, studiare e con l’appoggio delle nostre famiglie crescere e portare avanti un’idea di me stessa.

Perché sono diventata volontaria in Italia

Proprio perché so di essere stata molto fortunata e perché credo che sia indispensabile per il futuro di tutti riuscire a far crescere i sogni dei più piccoli, qualche tempo fa ho deciso rispolverare la mia divisa da volontaria della Fondazione e scendere in campo, tornando a fare quello che per diverso tempo, un po’ di anni fa, è stato il mio pane quotidiano.
Conosco la Fondazione dal 2004, quando ho cominciato a fare volontariato d’ufficio, e da quel momento non l’ho lasciata più.
Negli ultimi tempi mi ero un po’ fossilizzata. Certo, ho continuato a sostenerne le varie attività, ma un po’ passivamente. Forse avevo bisogno di un periodo (un po’ lungo, lo ammetto) di decompressione.
E poi è vero che la vita di tutti i giorni, il lavoro, questo e quell’altro ti portano via talmente tanto tempo, che alla fine ne rimane così poco per fare anche le cose che ami fare.

Poi è successo che qualche mese fa sono diventata Heart Beater. Un’esperienza bella, che mi ha dato tanto, in cui ho creduto molto, e da lì è ripartito tutto: sull’onda dell’entusiasmo, quando ho saputo che la Fondazione cercava volontari per il Banco per l’Infanzia non ci ho pensato su molto e ho dato la mia adesione.

La mia esperienza per l’iniziativa “Banco per l’Infanzia”

Sabato 20 maggio in compagnia di Monica, mia collega di ufficio e amica, ci siamo dirette in quel di Baranzate, ad aprire la prima delle due giornate di “lavoro”.
Sul posto abbiamo trovato tutto l’occorrente per la nostra postazione (come sempre, ottima organizzazione dal “quartier generale”, che ha pensato a tutto, ma proprio tutto!), accolte con simpatia e disponibilità da parte del personale di Prenatal.
Un attimo di brainstorming, una ripassata al manuale, il tempo di sistemare tutto, allacciare le pettorine da volontarie, e via!

Le quattro ore sono volate in un lampo. Ci siamo anche divertite.
Certo, non è sempre stato rose e fiori, qualche risposta “originale” ce la siamo beccata, qualche dose di acidità gratuita anche (la gente, d’altra parte, ogni tanto dovrà pur sfogare sugli altri le proprie frustrazioni, è normale… :-/), ma ne è valsa assolutamente la pena.
L’è valsa perché se è vero che qualche (sporadico) episodio di voglia di strozzare qualcuno c’è stato, nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo invece incontrato il sorriso e la voglia di ascoltarci.
Soprattutto, abbiamo trovato tante persone che hanno voluto dare il proprio contributo, piccolo o grande che sia stato. Giovani mamme, nonni, coppie in attesa, papà venuti apposta perché avevano saputo. Chi una confezione di pannolini, chi di salviette per il cambio, chi una fornitura mensile di pappe, moltissimi sono stati coloro che hanno aderito.
Alla fine del nostro turno, avevamo praticamente chiuso il terzo scatolone!
Tra una chiacchiera e l’altra, qualche selfie per testimoniare e condividere l’esperienza con il gruppo dei volontari della fondazione sparsi in tutta Italia, le 4 ore sono volate e in un battibaleno Monica e io abbiamo dovuto passare il testimone a Marilena e Manuel, gli altri due volontari venuti a darci il cambio.

Quando mi sono tolta la pettorina, ho sentito un moto di soddisfazione farsi vivo nello stomaco. Soddisfazione per aver re-indossato la divisa di volontaria dopo tanto tempo, prima di tutto, e aver dato un senso diverso alla mia giornata; e per il risultato, ovviamente: ad ogni scatola che chiudevamo, gongolavamo orgogliose.

E’ stata una grande gioia sapere che il Banco per l’Infanzia ha avuto un successo strepitoso. Sono contenta di aver dato il mio piccolo contributo.

Ringrazio anzi la Fondazione, per l’opportunità, e i miei colleghi volontari che in tutta Italia hanno dato il loro tempo per raggiungere un risultato forse oltre alle aspettative; tra questi, ce ne sono due su cui in particolar modo vorrei spendere due paroline in più di ringraziamento.

La prima è Monica, la mia compagna d’avventura. Prima volta con Mission Bambini, è stata bravissima! Sempre sorridente, come d’altra parte è nella vita di tutti i giorni, e gentile. Ha saputo tener botta anche nei momenti di leggero sconforto, di fronte alle avversità che “la dura vita di un volontario” comporta (leggi occhiatacce, rispostacce e affini). So che per lei è stata “un’esperienza bellissima” e spero di essere riuscita a trasmetterle il mio entusiasmo per la fondazione. Di fatto, l’ho già “prenotata” per altri eventi.

L’altro volontario speciale è Jordan, il mio “bimbo con la coda”, che è venuto al banchetto insieme al papy per un saluto e che ha “insistito” per rimanere un po’ con noi e indossare la divisa da volontario. Anche lui ha promesso di rendersi disponibile per altre future occasioni.

E poi, beh, ringrazio me stessa, per aver ritrovato la voglia di fare, di dare una mano concreta.

Perché e come voglio continuare ad aiutare i bambini in Italia

L’esperienza di Banco per l’Infanzia si è chiusa, ora si ricomincia.
Ci sono tanti progetti che la fondazione porta avanti ogni giorno, tutti concreti e validi (io e mio marito siamo “innamorati” di Cuore di Bimbi, per esempio). Ma in questo periodo ce n’è uno a cui tengo particolarmente, ed è la campagna #fattiGRANDE.
Non sono mamma, ma ho una splendida nipotina di 6 anni, Emma, a cui voglio un mondo di bene. Il mio più grande desiderio è che possa crescere nel migliore dei modi, serena, spensierata, libera di sognare “cosa farà da grande”, com’è giusto che sia alla sua età. E come dovrebbe essere per ogni bambino.
#fattiGRANDE è una “grande” campagna proprio per questo, perché dona futuro ai sogni dei più piccoli, i “grandi” di domani. Scopri di più »