Il rischio più grande di queste esperienze è quello di affezionarsi un po’ troppo

7 dicembre 2017 di Redazione | tag: , ,

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Se i tuoi progetti hanno come obiettivo un anno, pianta del riso, 20 anni, pianta un albero, un secolo, insegna a degli uomini.
(Proverbio cinese)

Iniziare con un proverbio cinese un racconto sull’Africa, di un’esperienza di volontariato in Guinea Bissau, può sembrare un po’ strano ma era fra i miei appunti, insieme ad altri, del giorno 2 novembre 2017 e il contenuto direi che è più che attinente al mio viaggio nel più piccolo degli stati del continente Africano.

Volontariato in Guinea Bissau: il mio 2 novembre

Il 2 novembre ero già in Guinea Bissau da qualche giorno come volontaria della Fondazione Mission Bambini per visitare il progetto “Sostegno educativo di 75 bambini figli di madri sieropositive” con sede a Bissau.
Il 2 novembre avevo già visitato, guidata dallo staff dell’associazione locale “Céu e Terras”, più di 20 scuole sparse per la capitale incontrando tantissime storie, bambini e famiglie.

Il 2 novembre qui è una festa molto importate perché, come da noi, si festeggiano i defunti; importante sia per i cattolici, che per gli “animisti” e ci sono tante collane di fiori, si prega e si suonano i tamburi; tutta la notte i tamburi si sono fatti sentire insieme a dei canti, anche al di là del muro di separazione fra la mia stanza e la casetta dei vicini, per mia grande emozione iniziale e poi anche un po’ di insonnia dalle 3:00 in poi.

Cercherò di alleggerire l’animo nel raccontare questa personale immersione in “Africa” perché è stata prima di tutto un’esperienza umana, intensa, coinvolgente, dura, toccante; vorrei trasmettere ciò che c’è e ci può essere di positivo in ciò che ho visto e vissuto, anche se il piccolo preambolo di contesto che spiega perché ero in Guinea Bissau il 2 novembre ad ascoltare tamburi, non potrà risultare leggero.

Volontariato in Guinea Bissau: il contesto

Il contesto ambientale e sociale in cui vivono i bambini in Guinea Bissau è veramente molto difficile e l’impatto del progetto di adozione a distanza che la Fondazione Mission Bambini sta portando avanti a Bissau, ha un valore molto alto per le vite e la speranza di molte persone. Attraverso il progetto 75 bambini e ragazzi con gravi problematiche e a forte rischio di emarginazione possono essere seguiti e supportati a livello educativo, sanitario ed affettivo.

Quindi il 2 novembre io ero immersa in un’esperienza di “volontariato all’estero” o per meglio dire, mi stavo godendo un giorno di festa nazionale e a questa giornata speciale voglio tornare perché ricordo che il tempo si era dilatato come solo in Africa può accadere

Parte della mattina l’avevo trascorsa all’ombra in lunghe conversazioni in Porto-italo-creolo con i bambini più piccoli del Centro di Accoglienza Transitorio “Casa Famiglia Samori” dove sono stata ospitata per tutto il periodo; le mie piccole guide spirituali africane come mi è piaciuto viverle, con la mente e con il cuore.

Nella casa vengono accolti e curati bambini con problemi di salute e spesso anche orfani di riferimenti familiari. Li accolgono Alexina e la sua famiglia, insieme ad Oscar il responsabile dell’associazione locale di riferimento che definirei invece la mia grande guida spirituale Afro-italo-americana.
Il più piccolo della casa ha solo 1 anno ed è stato trovato abbandonato in un pozzo.

Hanno tutti storie molto molto complicate alle spalle e purtroppo ancora da affrontare; nei giorni di festa come questo, dopo i lavori domestici, si va alla messa; c’ero andata anch’io la domenica precedente; bellissima esperienza (problemi linguistici a parte) e immersione nella colorata comunità locale, ma il 2 novembre c’erano 38 gradi con 80% umidità e io ero rimasta (saggiamente) con i più piccoli a giocare all’ombra per condizioni climatiche fisicamente avverse.

Il rischio più grande di queste esperienze è quello di affezionarsi un po’ troppo ma i bambini qui sono così, solo pochi giorni e già ti senti parte della famiglia.

Dopo il pranzo del 2 novembre, che come si sa nei giorni di festa è sempre un po’ più speciale (riso, verdure, pesce e un po’ di carne), mi ero messa a sistemare le foto scattate nei giorni precedenti.
Gigabyte e gigabyte di scuole e bambini!
Quasi tutte le foto le ho scattate dal cellulare per non invadere troppo gli spazi anche se poi servono molto di più delle parole per raccontare una realtà.

Le scuole visitate sono quasi tutte in muratura ma alcune sono veramente fatiscenti; poche hanno attrezzature che vadano oltre ad una lavagna e i giusti banchi.
Vedere i ragazzoni alti e adolescenti spuntare nelle ultime file di una classe magari di seconda elementare continua a farmi sorridere (molto amaramente).

Le foto aiutano a mettere a fuoco e se è vero che viaggiare, cambiare luoghi, volti aiuta a riflettere, l’Africa aiuta a cambiare il modo di vedere le cose. In questa città la miseria è tanta e dopo un po’ sembra quasi normale; non esiste un contrasto con la ricchezza, quella economica intendo e tutta la città sembra un sobborgo di se stessa.

Ci sono tantissimi problemi enormi eppure questo non è l’inferno! C’è un clima meteorologico a volte infernale, c’è polvere, ma per il resto c’è vita! C’è ricchezza naturale, culturale, religiosa, umana.
C’era il 2 novembre un sentimento di vita speciale, di collettività, tradizione, dignità, calma e resistenza contro le avversità, di quelli che avvolgono e possono arrivare ad essere, se non si chiudono bene le finestre, il “Mal d’Africa” tanto descritto.

“L’Africa è mistica, è selvaggia, è un inferno soffocante, è il paradiso del fotografo, il Valhalla del cacciatore, l’Utopia dell’avventuriero. È quello che vuoi tu, e si presta a tutte le interpretazioni. È l’ultimo vestigio di un mondo morto o la culla di uno nuovo e lucente. Per moltissima gente, come per me, è semplicemente casa mia.”
(Beryl Markham)

Raffaella Fuso, volontaria di Mission Bambini