Davide e il volontariato in Thailandia: “Mi sono rimasti nel cuore”

19 gennaio 2018 di Alex Gusella | tag: , , ,

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Mae Sot è una piccola cittadina affacciata sul fiume Moei, che delinea il confine con il Myanmar. Qui sono volati nell’agosto 2017 Davide Berselli e Mattia Satta per vivere un’esperienza di volontariato in Thailandia presso il Centro “Hsa Thoo Lei Orfanage Home”. Il Centro accoglie circa 150 bambini rifugiati birmani ed è sostenuto da Mission Bambini attraverso le adozioni a distanza. Davide ci ha raccontato la sua esperienza.

Volontariato in Thailandia: si inizia con l’open day

“Tutto è iniziato un pomeriggio di marzo – spiega Davide – quando ho frequentato l’open day organizzato da Mission Bambini per le persone interessate al volontariato all’estero. Il mio desiderio era vivere un’esperienza per spingermi oltre le mie possibilità, volevo conoscere altre culture, altri mondi, altre usanze. In più Mission Bambini offriva l’opportunità di partire per aiutare bambini e ragazzi, non con cose materiali, giochi o altri oggetti che hanno un valore economico. No, quello che ci è stato proposto era di aiutarli con l’amicizia, con la fratellanza: questo mi ha convinto a partire per l’esperienza di volontariato all’estero, in Thailandia”.

Il viaggio: da Milano a Bangkok

Un volo interno da Bangkok porta Davide e Mattia a Mae Sot

“Siamo partiti da Milano Malpensa – racconta Davide – arrivando in serata a Bangkok, dopo uno scalo a Dubai. Atterrati a Bangkok notammo subito la differenza con il nostro Paese: un odore pesante, di smog, spezie e cibi di strada. La mattina dopo riprendemmo l’aereo per andare a Mae Sot: l’aeroporto era piccolo, c’erano solo due gate e l’aereo era molto diverso preso il giorno prima… non ce lo aspettavamo proprio in quel modo! Un aereo che poteva contenere massimo 50 persone, con due sole eliche… pensammo che stava davvero cominciando l’avventura e la prendemmo sul ridere”.

L’arrivo a Mae sot

Mae Sot dista circa 500 km da Bangkok: poco più di un’ora di volo è sufficiente a raggiungere la piccola cittadina al confine con il Myanmar. “Al primo impatto – continua Davide – vedemmo solo campagna e risaie. Poi man mano che ci avvicinavamo al centro abitato iniziammo a vedere molte case di legno e piccoli supermercati di strada. Entrammo finalmente nel vivo della nostra esperienza di volontariato in Thailandia e arrivammo all’orfanotrofio, che ospita circa 150 bambini e ragazzi di età molto differenti, dai 5 fino ai 18 anni. Ci accolsero con il sorriso e con tanto entusiasmo, ci volevano conoscere nel minimo dettaglio subito, ci chiesero nome, età, professione, se avevamo o no la rispettiva ragazza, in un tempo brevissimo. La cosa non ci sorprese, noi sorridendo rispondevamo a tutte le loro domande e dubbi, anche sulle nostre usanze e culture occidentali. Noi chiedemmo lo stesso a loro e molto imbarazzati o timidi, si voltavano”.

Volontariato in Thailandia: qualche giorno per ambientarsi

Davide in classe con bambini e ragazzi del Centro di Mae Sot

Nei primi giorni Davide e Mattia vivono qualche piccola difficoltà di ambientamento. “C’è stata all’inizio qualche difficoltà – racconta Davide – nella comunicazione: non tutti sapevano l’inglese, soprattutto i più piccoli… ma questo non è stato per la verità un grosso problema, nemmeno io sono una cima in inglese e in un modo o nell’altro ci si fa capire! Una difficoltà più grande è stata invece quella relativa all’igiene: dovevamo lavarci in un bagno con vasca piena d’acqua e ciotola per versarci addosso l’acqua e insaponarci. Stessa cosa era per i servizi igienici: turca e pentolino per buttare l’acqua. Ma ci adattammo dopo pochi giorni anche a questo!”.

Dopo una settimana Davide e Mattia sono del tutto ambientati: “Ci sentivamo parte di loro – racconta Davide – parte della loro grande famiglia. Perché questo erano: una famiglia! Anche se molti di loro avevano perso i propri genitori e fratelli o sorelle, in quella casa si sentivano tutti fratelli e sorelle, si aiutavano a vicenda, giocavano, cucinavano e pulivano come una vera famiglia. Io in particolare ho avuto modo di conoscere un ragazzo che mi ha raccontato la sua storia: di come è arrivato a Mae Sot, avendo perso entrambi i genitori in Birmania e un fratello in Tailandia. Mi disse che non era l’unico in quella casa ad aver perso i genitori. Mi disse anche che al Centro sostenuto da Mission Bambini era riuscito ad avere tutto quello che avrebbe voluto con i sui genitori al fianco. Mi disse che gli amici lì presenti erano come fratelli, mi disse che in quel posto aveva trovato veramente casa e che mai sarebbe andato via da quel posto”.

Volontariato in Thailandia: la giornata tipo

Alcuni studenti più grandi del Centro di Mae Sot

La giornata comincia presto al Centro di Mae Sot. “La mattina – racconta Davide – i bambini e i ragazzi si svegliano alle 5 per cucinare, pulire e andare a messa, alle 7 si fa colazione e alle 8 tutti a scuola fino alle 15.30 con pausa di un’ora per mangiare o giocare. Noi ci univamo a lezione con loro, altre volte intrattenevamo noi i ragazzi nelle aule, facendoli giocare o parlando con loro, facendoci domande sul nostro paese o su di noi. Molte volte facevamo giochi in inglese per farli esercitare sui vocaboli, ma senza che fosse una lezione pesante. Dopo la scuola molti ragazzi si fermavano per fare le prove di teatro o balletti per le feste a venire. Assistere a questi spettacoli è stata una esperienza unica, piena di allegria, di colori e cibi particolari, balletti Karen mai visti prima, usanze che mai mi sarei aspettato di conoscere di persona. Altri ragazzi invece andavano all’orto con il trattore e un insegnante. Qualche volta siamo andati con loro e ci hanno mostrato come lavorano la terra e cosa coltivano nel loro piccolo terreno. Ci hanno mostrato la loro baita di canne di bambù costruita da loro per il contadino pagato dalla scuola per mantenere tutto il giorno l’orto in ordine e seguirlo durante l’anno quando loro non possono”.

Volontariato in Thailandia: l’addio è il momento più difficile

“Arrivò poi il triste momento – racconta Davide – quello dell’addio! La scelta più difficile che abbia mai fatto. Ci misero su due sedie a me e Mattia, di fronte a tutti i ragazzi della casa. Iniziarono a suonare e cantare nella loro lingua, sembrava stessero pregando per noi. Fu una sensazione molto emozionante e commovente e non posso nascondere che qualche lacrima è scesa in quel momento. Si alzarono tutti i bambini e ragazzi e ci portarono dei doni, da caramelle a borse, a magliette Karen, perfino un paio di ciabatte fatte da loro con incisa una carpa koi con dei fiori stupendi. Questo mi stupì davvero tanto, perché notai che, pur di fare un regalo, danno tutto quello che possono anche se non hanno nulla. Ci salutammo con la promessa che sarei tornato da loro prima o poi a trovarli e salutarli, trasmetterci ancora felicità e risate, scambiarci racconti e storie accadute negli anni trascorsi. Questa promessa la manterrò, mi sono rimasti nel cuore e per sempre rimarranno”.

Volontariato all’estero: un’esperienza anche per te!

Se come Davide e Matteo sei interessato a vivere un’esperienza di volontariato all’estero, partecipa gratuitamente al nostro open day di sabato 27 gennaio a Milano: iscriviti on line.