Il nostro viaggio per incontrare i bambini adottati a distanza

4 novembre 2016 di Redazione | tag: , , ,

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Dopo tante ore di viaggio e dopo aver finito tutte le formalità per il visto e l’ingresso in Paese, abbiamo incontrato i responsabili del progetto che ci avrebbero portate alle scuole di Kariobangi e Donholm.

I loro nomi sono Charles Nyakundi Mirimba e Catherine Ondoro, fondatori nel 2001 delle scuole “Mother of Mercy”: due presenti a Nairobi ed una a Mombasa.
Il primo giorno a Kariobangi è stato emozionante, praticamente i bambini ci hanno aspettate molto più numerosi di quanto previsto, e ci hanno dato calorosamente il benvenuto, con canti e battiti di mani. A Donholm anche, sono stati molto affettuosi. Le presentazioni sono state variegate e tutti hanno fatto domande sui nostri paesi: la capitale, il significato della bandiera, il nostro presidente, i nostri sindaci. Ci hanno domandato se abbiamo tribù e quale fosse la nostra religione. Dopo aver adattato le attività già da noi preparate in Italia e pianificato le giornate da passare assieme ai ragazzi di tutte le età (dai più piccoli di 4 anni ai più grandi di 16-17), abbiamo iniziato la nostra esperienza.

L’INCONTRO

Per i più piccoli, ci risuona ancora in mente “giro giro tondo” e “thank you, thank you…you are the queen!”. Dei più grandi ricordiamo il loro entusiasmo alle novità e verso tutte le attività proposte: vari giochi con il pallone, la corda, l’elastico; il Twister; attività di pittura; treasure hunt; workshop di foto; balli e canti. Tutti sono sempre sorridenti. Non si lamentano mai. Ogni attenzione che ricevono per loro è un dono. Sono educatissimi, sanno perdere e vincere, sanno giocare in modo piacevole e vivono serenamente con tutti. Tra loro vi erano anche bambini musulmani provenienti dalla Somalia e alcuni dal Sudan, ma non si notava alcun comportamento discriminatorio. Tutti vengono accettati! A volte provavamo disagio perché da loro siamo state accolte come persone importanti: ci stringevano le mani, volevano accarezzarci, abbracciarci o anche solo toccarci i capelli. Ma in realtà sono loro a dover ricevere tutte queste cure e attenzioni. Noi abbiamo deciso di partire per questo: perché loro sappiano che sono importanti, che c’è qualcuno dall’altra parte del mondo che si interessa a loro.

LA NOSTRA ESPERIENZA

L’esperienza con Mission Bambini è stata certamente interessante perché abbiamo avuto modo di vivere 24/24 h con persone del posto ed all’interno di quartieri dove il progetto ha luogo. Questo permette di avere sicuramente maggiore consapevolezza del contesto in cui ci si trova a dare una mano, e quindi di come poterlo fare. A Nairobi circa il 75% della popolazione vive in slum, in baracche fatte di lamiera e poco altro, senza luce, gas, acqua e fognature, in condizioni igieniche deplorevoli. Le scuole sembrano essere oasi di serenità per i bambini che altrimenti passerebbero le loro giornate per strada, senza neanche probabilmente poter mangiare. Permettono loro di studiare, di avere un’alternativa e di consumare almeno un pasto al giorno (molti di loro infatti dopo aver mangiato a scuola rivedono cibo solo il giorno dopo). In più gli insegnanti hanno cura di loro, cosa che i genitori spesso preoccupati di come poter portare a casa anche pochi spiccioli ogni giorno, non possono fare.
Il tempo con loro è stato davvero poco ma sicuramente ci ha aiutate a mettere il naso fuori, a vedere un’altra realtà e di guardare la vita con altri occhi. Tutti i bambini rimarranno nei nostri cuori e speriamo di rivederli un giorno chissà…

Ora si ritorna. Speriamo che queste energie positive ci accompagnino il più a lungo possibile e che quei bambini attraverso risorse locali e che arrivano dall’Italia, riescano a continuare il loro percorso nella maniera più serena possibile.

Liana e Karina

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