#GivetheBeat: la missione di Gaia e Valeria di Fondazione Mediolanum Onlus

2 Dicembre 2019 di Arianna Nobili | tag: ,

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Gaia e Valeria, volontarie di Fondazione Mediolanum Onlus, hanno partecipato alla missione di Cuore di bimbi che si è svolta dal 25 ottobre al 3 novembre in Cambogia. Presso l’ospedale “Preah Ket Mealea” di Phnom Penn i medici volontari di Mission Bambini hanno operato 6 bambini gravemente cardiopatici in attesa di intervento e hanno svolto attività di formazione a favore dei medici locali. Il racconto di Gaia e Valeria, che avevamo partecipato attivamente alla raccolta fondi per finanziare le missioni, ci restituisce l’intensità delle emozioni vissute durante questa esperienza.

#GivetheBeat: un’esperienza indimenticabile

La scelta di partire in missione, la disponibilità a vivere un’esperienza così intensa e coinvolgente, non è cosa da poco. Alla domanda su quali fossero le motivazioni alla base di questa scelta, Valeria risponde così: “La prima cosa che mi sento di dire è che ho ricevuto tanto dalla vita e quello che potevo fare è provare a restituire qualcosa, condividendo con altri quello che ho e quello che sono. Questo è stato lo spirito che mi ha accompagnato per tutta la mia esperienza.E a posteriori posso dire che è stata una fortuna immensa poter essere parte attiva in un progetto tanto bello e tanto importante”.

Le fa eco Gaia: “Quando ho realizzato che sarei andata a vedere con i miei occhi come si concretizzano i risultati della raccolta fondi #GiveTheBeat, sono stata investita da una moltitudine di emozioni contrastanti, tutte unite da un comune denominatore: gratitudine. Gratitudine verso chi mi stava dando questa possibilità, verso chi mette a disposizione le proprie conoscenze ed il proprio tempo per aiutare chi ha bisogno, gratitudine verso chi mi ha donato vestiti, giocattoli, pennarelli, pastelli, cancelleria, un sacco di materiale da portare in Cambogia, gratitudine verso me stessa per essermi data la possibilità di vivere questa esperienza”.

#GivetheBeat: l’impatto con l’ospedale e con i bambini

Dopo un lungo viaggio, Valeria e Gaia atterrano in Cambogia e finalmente avviene l’incontro con i bambini: “Il primo giorno – racconta Valeria – abbiamo avuto il primo incontro con quei bambini, quei “supereroi” come da subito abbiamo definito ognuno di loro. È proprio vero che il sorriso di un bambino ti cattura immediatamente, tutto è stato così naturale: un tubetto di bolle di sapone, qualche palloncino e quei bimbi si sono avvicinati con una naturalezza e una semplicità disarmante”.

La stessa naturalezza nel rapportarsi ai bambini la vive anche Gaia: “Non temevo l’impatto con l’ospedale, sono figlia di un medico e da più di 10 anni presto volontariato come clown di corsia, per cui l’ambiente mi è “familiare”. Avevo più timore dell’impatto con una cultura differente e di riscontrare difficoltà nella comunicazione ed invece è stato tutto favoloso, gli sguardi non hanno coordinate geografiche, parlano la stessa lingua in tutto il mondo. Ho comunicato senza parlare, esclusivamente con sguardi, sorrisi, gesti, abbracci”.

#GivetheBeat: la prima operazione

Il secondo giorno di missione tutto diventa più reale, più concreto: si entra nel vivo, il primo bambino viene portato in sala operatoria. Ecco come Valeria descrive l’esperienza: “Qui è avvenuto il primo vero miracolo e posso dire di aver visto con i miei occhi questo miracolo. Mi è stata data la possibilità di entrare in sala: vedere quel piccolo cuore battere con una decisione e una forza di chi ha voglia di vivere a tutti i costi, mi ha emozionato, mi ha ancora una volta resa più cosciente dell’importanza del nostro, del mio essere li. Allo stesso modo Gaia: “Ho ricevuto il dono di poter entrare in sala operatoria ed assistere in prima persona al miracolo della vita: un cuore che viene fermato e poi, dopo essere stato “riparato” riparte più vivo che mai, che gioia!”.

Ma questo non è l’unico “miracolo” della giornata. Dopo una visita molto accurata, si decide di non operare un bambino che era in lista per l’intervento, perché troppo rischioso. La speranza negli occhi dei suoi genitori si spegne. “Ma anche lì – racconta Valeria – quando pensi di sapere tutto, quando pensi di aver chiare molte cose ecco che arriva l’insegnamento. Poco dopo questo triste annuncio, il cardiochirurgo esce dalla sala operatoria per comunicare ai genitori del primo bambino operato che tutto era andato bene e che il bimbo era salvo. Ed ecco il secondo miracolo: i genitori del bambino che veniva rimandato a casa senza intervento sono stati i primi ad esultare per la vittoria del primo bimbo operato. Sono rimasta pietrificata, inerme. Loro, proprio loro, che avevano ricevuto forse la notizia più brutta delle loro vita, sono stati i primi a gioire per la guarigione di un altro bimbo. Che forza, che dignità, che misericordia. Allora la gioia e le emozioni di tutti si sono mischiate insieme e si respirava solo letizia e grazia”.

#GivetheBeat: le giornate scorrono veloci

Nei giorni successivi, Valeria e Gaia oltre a seguire i bambini operati, decidono di darsi da fare anche per fare compagnia e regalare qualche momento di spensieratezza ai genitori e alle famiglie in attesa. Oltre a ciò, si danno spontaneamente un’altra piccola missione ancora: “Abbiamo deciso – racconta Gaia – di animare la terapia intensiva che risultava troppo anonima: i nostri supereroi e lo staff meritavano più colore! Ci siamo armate di palloncini e bolle e abbiamo dipinto la stanza, strappando qualche sorriso ai piccolini”.

Per quanto riguarda il rapporto con le famiglie, Valeria racconta: “Molte erano persone venute da città diverse e lontane da Phnom Pehn. Attendevano con rispetto e pazienza il loro turno per la visita; attendevano di avere notizie dei proprio figli in sala operatoria; rimanevano ore in piedi, accanto al loro bimbo in terapia intensiva. L’unica cosa che potevamo fare era stare con loro, cercando di allentare l’ansia e l’angoscia di quell’attesa. È bastato un puzzle, il gioco del Tangram, per vedere comparire sui loro volti un sorriso”.

#GivetheBeat: il bilancio finale

Gli ultimi giorni di missione regna il buon umore e il clima è più rilassato, anche tra i medici: i bambini operati e salvati per sempre dalla loro cardiopatia sono sei, e i primi ad essere stati operati si apprestano già a lasciare la terapia intensiva. Queste parole di Gaia restituiscono bene il valore inestimabile dell’esperienza vissuta: “A 6 bambini e alle loro famiglie è stata regalata la possibilità di vivere una vita normale, ai medici e agli infermieri locali è stata data l’occasione di imparare nuove tecniche, ho avuto l’onore di conoscere persone meravigliose e ho avuto la fortuna di condividere tutto questo con una compagna di avventure speciale, Valeria: una persona che conoscevo poco e che è diventata una cara amica, ci siamo trovate in sintonia da subito. A pensarci bene gli interventi al cuore di questa missione sono stati 7, aver visto che al mondo esistono persone che dedicano il loro tempo libero per aiutare gli altri senza secondi fini, aver conosciuto le storie dei medici volontari – questi altri supereroi che partono più volte all’anno verso Paesi meno fortunati – essere stata testimone di tanti miracoli ha riparato anche il mio cuore”.

E Valeria fa altrettanto: “La cosa più bella è stata aver potuto lasciare quei bambini in piedi, sorridenti, consapevole del fatto che potranno tornare ad essere bambini spensierati, ma soprattutto che potranno diventare grandi. Non posso nascondere che qualche lacrima mi sia scesa mentre ci allontanavamo da loro, la potenza di quell’incontro mi ha cambiata, mi ha travolto. E sono grata di aver potuto condividere questa esperienza con una compagna di viaggio insostituibile: con Gaia abbiamo riso, ci siamo emozionate, ci siamo confrontate affinché quello che stavamo provando venisse fuori e non venisse perso. Un grazie anche all’equipe medica, persone davvero fantastiche. La gratuità e la disponibilità che hanno dimostrato saranno un esempio per tutta la vita; il loro sguardo verso l’altro è stato così autentico, così vero, così sincero che è stato per me un richiamo. Sono stata chiamata a riflettere su me stessa, sulla mia vita, sull’essenza delle cose. Ho imparato la vera natura della gratitudine: gratitudine per il sole che sorge, gratitudine per la giornata che ricomincia, gratitudine per tutto, anche se non si possiede tutto”.

Ringraziamo di cuore Gaia e Valeria per aver partecipato con grande entusiasmo e dedizione alla nostra missione in Cambogia e per la loro testimonianza dei giorni trascorsi insieme.

Ringraziamo Fondazione Mediolanum Onlus, che ha scelto di essere al nostro fianco ancora una volta per salvare la vita dei bambini cardiopatici che nascono nei Paesi più poveri.