#GivetheBeat: la missione di Loubna e Sergio di Fondazione Mediolanum Onlus

24 Aprile 2019 di Arianna Nobili | tag: ,

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La missione in Zambia del programma “Cuore di Bimbi” presso l’Ospedale The University Teaching Hospital di Lusaka che ha permesso di operare a cuore aperto 4 bambini cardiopatici e  di eseguire 7 cateterismi, si è da poco conclusa e Sergio e Loubna, volontari di Fondazione Mediolanum Onlus che hanno prima collaborato attivamente alla raccolta fondi #GivetheBeat per finanziare le missioni chirurgiche, e poi accompagnato il team di medici, sono rientrati in Italia. Di ritorno da questa esperienza hanno voluto condividere con noi sensazioni ed emozioni provate durante il loro viaggio.

GivetheBeat: restituire la fortuna che abbiamo ricevuto

Sono partita spinta dall’amore profondo che provo verso i bambini in generale – ci ha raccontato Loubna – ma anche perché credo che tutti debbano mettersi a disposizione degli altri, e da ultimo, per capire concretamente quello che i miei genitori mi ripetono in continuazione: “sii felice di quello che hai”.

Anche Sergio ci ha detto – non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati ad essere nati in Italia e diamo per scontato non avere problemi di salute. Donare sorrisi, tempo ed energie a chi sta vivendo momenti di difficoltà è il mio modo per restituire questa fortuna che per puro caso ho ricevuto.

GivetheBeat: i timori e la curiosità

Arrivata in Zambia, Loubna racconta di essersi sentita un po’ preoccupata e di essersi chiesta:- ma riusciremo ad affrontare realmente questa esperienza?  – si è  però subito sentita accolta come in famiglia. I due volontari hanno visitato l’ospedale di Lusaka con un misto di curiosità e discrezione, cercando di capire dove fossero e di essere il più d’aiuto possibile a medici ed infermieri.

Sergio con uno dei piccoli pazienti

GivetheBeat: piccoli gesti

Certo il  The University Teaching Hospital non è come gli ospedali che siamo abituati a vedere. Se non mi avessero detto che eravamo in terapia intensiva non lo avrei capito – ci ha spiegato Loubna  – perchè sembrava un reparto normale con meno accortezze igienico sanitarie di quelle a cui siamo abituati.

Qualche letto separato da tende, tanta gente e nessuna precauzione igienica – ha proseguito Sergio – se non quella di togliersi le scarpe.

Quando sono arrivati i primi bambini intubati, tutto è cambiato e l’impatto è stato forte – ha aggiunto Sergio – Ci avvicinavamo delicatamente. Siamo riusciti a farli giocare anche in terapia intensiva, con qualche sgridata da parte di qualche medico per le risate e la voce troppo alta.

E’ stato straziante vedere alcuni bimbi con i quali avevamo giocato il giorno prima, piangere per i dolori – ci ha raccontato Loubna – Sicuramente vedere i miglioramenti è stata una piccola conquista per tutti.

I volontari con il team di medici

GivetheBeat: l’incontro con i bambini e le famiglie

Stare in ospedale ed incontrare i bambini e le loro famiglie – è stata un’esperienza straordinaria, magia pura – ci ha detto Sergio che ha poi continuato – con i bambini tutto è stato naturale, giocando con loro si è creato da subito un legame incredibile. Pensiero condiviso da Loubna che ha aggiunto – anche i bimbi un po’ diffidenti all’inizio, si sono lasciati andare pian piano … un’esplosione di abbracci, di sorrisi, di risate fragorose e di giochi insieme. Energia pura!

Sorprendente anche il rapporto creatosi con le famiglie dei bambini: i genitori avevano una compostezza ed eleganza nell’affrontare tutto ciò in maniera incredibile nonostante la situazione dei propri figli – ci ha confidato Loubna – erano sempre gentili e sorridenti e continuavano a ringraziarci per rendere il soggiorno in ospedale dei piccoli più leggero. Con molti di loro ci siamo scambiati i numeri di telefono per rimanere in contatto con i bambini

Vedere nei loro occhi un po’ di sollievo era per noi la ricompensa più importante e bella che potessimo ricevere – ha aggiunto Sergio.

Loubna

GivetheBeat: nulla sarà più come prima

Dopo un’esperienza cosi coinvolgente – nulla sarà più come prima – ha continuato Sergio – non so descrivere come sono tornato, è un insieme di emozioni felici e di dolore. Ma so che quello che stiamo facendo è giusto, è bello, è importante e può cambiare le cose, perché donando amore le cose cambiano … sempre.

Ho sicuramente aumentato la consapevolezza dell’esistenza di realtà completamente distanti dalla nostra e il saper apprezzare ciò che abbiamo e dove viviamo. Porto con me l’ammirazione per quei genitori sempre sereni vicini ai propri figli e la forza e l’umiltà di medici e infermieri. Soprattutto ho aumentato la determinazione nel voler continuare ad aiutare persone che vivono situazioni difficili.

Anche Loubna è tornata da questa esperienza più ricca, come ci ha raccontato lei stessa – Porto con me le profondità di quegli sguardi che ti penetrano e arrivano diretti al cuore senza che te ne rendi conto; il sorriso sincero dei bambini che sanno ancora divertirsi senza sovrastrutture e senza pretendere che tutto sia dovuto; l’umiltà, la professionalità e la simpatia dei medici ed infermieri volontari.

Non ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a vivere nella parte agiata del mondo e che molto spesso i problemi che ci facciamo sono veramente superficiali e senza senso. Non possiamo far finta di nulla, dobbiamo trovare il modo di dare la possibilità a qualunque bimbo nel mondo di vivere in condizioni dignitose.

Ringraziamo di cuore Loubna e Sergio per aver partecipato con noi alla missione in Zambia e per la loro testimonianza. Ringraziamo Fondazione Mediolanum Onlus, che ha scelto di essere al nostro fianco ancora una volta per salvare la vita dei bambini cardiopatici che nascono nei Paesi più poveri.