#GivetheBeat: la missione di Simonetta e Mauro di Fondazione Mediolanum Onlus

10 Luglio 2019 di Arianna Nobili | tag: , , ,

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Simonetta e Mauro, volontari di Fondazione Mediolanum Onlus, sono da poco rientrati dalla Cambogia dove hanno partecipato alla missione operatoria di Cuore di bimbi in cui sono stati eseguiti 5 interventi su bambini gravemente cardiopatici e sono stati realizzati importanti momenti di formazione per i medici locali.

Dopo aver partecipato attivamente alla raccolta fondi per finanziare le missioni, durante il loro viaggio hanno avuto modo di vedere come lavora il team di medici internazionali con cui collabora Mission Bambini e di visitare il nostro progetto di adozione a distanza “Our Village “, una struttura residenziale che ospita bambini sieropositivi orfani o abbandonati.

Il viaggio è stato ricco di emozioni che ora Simonetta e Mauro hanno deciso di condividere con noi.

GivetheBeat: mettersi in gioco


“Da tanti anni faccio volontariato a favore dei bimbi, ci ha detto Simonetta, anche facendo da tramite tra chi ha bisogno e chi può fare qualcosa e viceversa, ma un’esperienza così non l’ho mai potuta vivere. Non potevo fare altro che cogliere al volo questa opportunità. La realtà è stata nettamente più intensa e grande di ogni aspettativa: vedere questi medici professionisti che oltre a salvare piccole vite cercano di rendere autonomi i medici locali insegnando loro come operare, è stato veramente qualcosa di superlativo.


Mauro ha scelto di partire, come ci ha spiegato, “per mettermi in gioco e conoscermi in un’esperienza di questo tipo, volevo misurarmi con una situazione mai vissuta prima. Sono molto contento di averlo potuto fare, sarei rimasto altro tempo perché una settimana è troppo poco, avrei voluto fare di più per quei bambini a cui mi sono affezionato tanto”.


Prima di partire per la Cambogia Simonetta era piena di dubbi e incognite per ciò che l’aspettava e per le reazioni che la sua presenza avrebbe potuto scatenare in una situazione così delicata, “la grande professionalità e organizzazione di Giulia, International Desk Officer di Mission Bambini e la disponibilità del Dott. Marianeschi mi hanno subito messo a mio agio, ci ha raccontato Simonetta, e mi sono sentita pronta a dare il massimo, senza interferire.”

Simonetta con una piccola paziente in attesa dell’operazione salvavita

Emozioni forti fin dall’aeroporto hanno colpito Mauro, desideroso di conoscere i bambini e le loro famiglie e di sentirsi utile, di fare qualcosa per strappare loro un sorriso.

GivetheBeat: il primo incontro, piccoli timori e tanta curiosità


L’ospedale in cui si è svolta la missione è il Preah Ket Mealea di Phnom Penn. Qui i nostri volontari hanno avuto modo di visitare i reparti, le sale operatorie, conoscere i medici, ma soprattutto di incontrare i bambini e le loro famiglie.
“Entrare nella stanza dei bimbi, in attesa con le loro famiglie del team di medici che rappresentava la loro speranza di vita, ci ha raccontato Simonetta, mi ha commosso all’infinito. Mi hanno conquistato con la loro spontaneità, la voglia di conoscermi e la gioia e la curiosità per tutto ciò che si proponeva loro.

Vedere la serenità dei genitori nell’affidarci i loro figli, i sorrisi e la gioia che riuscivamo a trasmettere, vedere che la lingua non era un ostacolo per la comunicazione, assistere agli interventi cercando di non interferire, è stato sorprendente.”


Anche per Mauro stare in ospedale è stato positivo. “mi sono sentito subito a mio agio, non ho mai provato sensazioni di sconforto o di disagio, ho avuto la sensazione di essere li’ da molto tempo. Le famiglie ci hanno sempre accolto col sorriso, guardandoci con gratitudine.”

GivetheBeat: la terapia intensiva


L’impatto con la terapia intensiva è stato molto coinvolgente. Come ci ha confessato Simonetta “avevo visto mio padre, ma in questa situazione l’impatto con la terapia intensiva è stato diverso. Se quando arrivavo i bambini erano svegli e mi salutavano sorridendo, la tensione si alleggeriva, ma se non erano svegli, l’apprensione per il loro stato e per la ripresa, si palesavano in me. I medici sono stati basilari per fornire le rassicurazioni necessarie”.


“Vedere quei bambini, con cui avevi giocato fino a poche ore prima, intubati, non è stato bello, ha aggiunto Mauro, soffri più di loro. Ti affezioni a quei bambini, li vedi come fratelli, ti immedesimi e vederli soffrire ti fa stare male. Non riuscivo a staccarmi da loro, volevo fargli sapere che c’ero, ero lì a loro disposizione, anche se non erano coscienti”.

La visita al progetto di adozione a distanza Our village

GivetheBeat: la visita ad Our Village

Durante la loro esperienza in Cambogia, Simonetta e Mauro hanno anche visitato il progetto “Our Village” a Kampong Speu, una struttura residenziale che ospita bambini sieropositivi orfani o abbandonati, fornendo loro l’istruzione necessaria perchè possano raggiungere la piena autonomia e inserirsi nella società con un titolo di studio o la conoscenza di un lavoro.

Sia per Simonetta che per Mauro è stato molto interessante visitare la struttura e conoscere i bambini “che ci accoglievano con i loro saluti ritmici, coordinati dagli insegnanti” ci ha spiegato Simonetta che ha poi proseguito “le lezioni cui abbiamo assistito, tutte in inglese, sono svolte in un clima sereno, educato, a volte con musica rilassante in sottofondo. Tutto viene svolto con atteggiamento amorevole da questi insegnanti e volontari provenienti da tutte le parti del mondo”.

Il tema della grande educazione e del rispetto verso gli insegnanti, è sottolineato anche da Mauro che ci ha detto che “in classe i bambini sono attenti e rispettosi, quando parla l’insegnante stanno in silenzio e
ascoltano, è un momento di concentrazione, di formazione. Fuori dalla classe si gioca e si scherza ma in classe no. C’è una differenza sostanziale con quelli di altri paesi, come il nostro ad esempio”.

“I bambini sono curiosi e giocherelloni, partecipano volentieri alle attività che vengono loro proposte, ha continuato Simonetta. Mi hanno aiutato con entusiasmo a disegnare la parola grazie e insieme abbiamo giocato a bandiera ed anche fatto i puzzle”
Anche Mauro ricorda l’emozione grande che ha provato quando ha preso un pallone e piano piano i bambini si sono avvicinati per giocare con lui.

È stato tutto molto interessante e piacevole, ha concluso Simonetta parlando della visita all’Our Village, tanto che abbiamo cercato di ritardare il nostro rientro, ma non abbiamo potuto: altri bambini ci aspettavano in ospedale”.

Mauro che scherza e gioca con uno dei bimbi ricoverati al Preah Ket Mealea di Phnom Penn

GivetheBeat: Arkun

Per entrambi è stata un’esperienza unica ed indimenticabile, ricca di emozioni.

Questa consapevolezza spinge Mauro a desiderare di ripartire presto “è stato fantastico e ci ritornerei, magari con gli amici, con persone interessate al volontariato, che desiderano essere utili agli altri”.

Arkun (grazie) è la parola che si è sentita dire più spesso Simonetta ed è quella che rivolge a tutti coloro che le hanno permesso di vivere questa esperienza che le ha lasciato il cuore carico di emozioni.

“È bello riscontrare quanto, in tutto il mondo, ci sia qualcosa di buono e positivo che accomuna tutti e fa venire voglia di allargare il cerchio”. Ha concluso.

Ringraziamo di cuore Simonetta e Mauro per aver partecipato con grande entusiasmo alla nostra missione in Cambogia e per la loro testimonianza dei giorni trascorsi insieme.

Ringraziamo Fondazione Mediolanum Onlus, che ha scelto di essere al nostro fianco ancora una volta per salvare la vita dei bambini cardiopatici che nascono nei Paesi più poveri.