La semplicità del cuore

19 Dicembre 2019 di Arianna Nobili | tag:

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Monica è una volontaria di Mission Bambini da molti anni, questa estate è partita alla volta della Thailandia per visitare il progetto di adozione a distanza che sosteniamo a Mae Sot e ha deciso di raccontarci attraverso una lettera la sua esperienza di volontaria sul campo.

Ecco il suo racconto:

“Volevo regalarmi ancora una volta una crescita personale in cui non c’è chi dà e chi riceve, ma tutto è assolutamente reciproco.

Alle persone che mi dicono “brava per ciò che fai” io rispondo sempre che tutto ciò che si fa, lo si fa per se stessi e per amor proprio perché diversamente nulla potrebbe arrivare veritiero ed intensamente. Dare è allo stesso tempo ricevere.

Così ho deciso di fare ancora una volta un “viaggio” nell’anima, incontrando culture diverse da me, vivendo un piccolo pezzo della loro vita quotidiana. Ho passato ore osservando i loro sguardi, i loro tempi, la loro pacatezza, l’impegno che ogni volta mettono nello svolgere le mansioni quotidiane, la condivisione dei pasti e del poco tempo libero a disposizione.

Ho cercato di captare cosa quegli sguardi e quei visi così puliti potessero celare nel loro profondo, quale vita si stanno negando stando lontano dai propri cari e dalla propria quotidianità per ambire ad un futuro migliore rispetto a quello che la propria terra purtroppo gli nega.

Ho avuto la possibilità di vivere una composta ed educata realtà dell’etnia Karen in terra Thailandese all’interno del HSA THOO LEI DORMITORY. Un popolo che conserva e difende la propria identità con la conseguenza di essere in conflitto perenne con il governo Birmano che nega loro l’ indipendenza e per questo vengono perseguitati e costretti spesso a fuggire dalla loro terra e le famiglie a mandare a studiare i propri figli lontano per garantir loro un futuro dignitoso.
Una struttura che nel 2019 ospita 70 ragazzi adolescenti (ragazze e ragazzi).

Nel mio soggiorno ho avuto modo di trascorrere del tempo nella scuola adiacente il dormitorio e nelle “mie ore da teacher” ho avuto l’opportunità di scoprire i loro sentimenti attraverso disegni o scritti su di loro. E’ evidente da quest’ultimi come tutti indistintamente mettano al primo posto la propria famiglia, l’amore che hanno per genitori, fratelli, sorelle, così come si sente la sofferenza per quelli che vivono lontano da essa. Credo però che per loro sia talmente più grande la fede e la forza di sapere che quella lontananza è per il bene loro e della propria famiglia che li fa vivere serenamente e dediti ai loro compiti quotidiani, come fossero già adulti responsabili di ogni propria azione.

Ogni mattino già poco dopo le 5:00 sono svegliata dai canti religiosi… sì perché come prima cosa al mattino si prega. Pregare (passano almeno 2 ore ogni giorno pregando) e rispettare le “regole” religiose fa parte della quotidianità di questi ragazzi.

La giornata tipo si svolge: preghiera, pulizia delle aree esterne del dormitorio, colazione che a turno preparano per tutti, preparazione per scuola, scuola dalle 9:00 alle 16:00, svago per alcuni e preparazione cena per gli addetti di turno, cena, preghiera, compiti e nanna.

Il sabato a turno c’è chi va in campagna e chi pulisce il dormitorio. La domenica mattina è dedicata alla preghiera.
Ciò che mi ha colpito molto è l’armonia ed il senso del dovere che regna all’interno di tutto questo; ognuno conosce i propri compiti; si sente la riconoscenza che ogni ragazzo mostra nell’avere quest’opportunità evidentemente preziosa, di vivere in un contesto in cui tutti
collaborano e condividono per il benessere di tutti.

Hanno giornate davvero intense e quando qualcuno alla sera si appisola sul banco in cui sta facendo i compiti, non può che venirmi su un sorriso di tenerezza e comprensione pensando che vivono senza sosta ogni attimo.

Ciò che colpisce dalle realtà diverse dalle nostre, quelle da noi cosiddette “disagiate” è la semplicità e l’essenziale delle cose che si vivono ed il modo in cui le vivono… sono posti in cui si dà ancora importanza ai valori ed ai momenti; non c’è l’individualismo ma lo star bene
comune.

Tutto si condivide. Dove veramente “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
Prima di andar via una ragazza mi chiede: “Promettimi che non ti dimenticherai di me”.

“Non posso farti questa promessa, ci sono cose che non possono essere promesse.

Io porto te, tutti voi e questo posto nel cuore oramai, ciò che ci tocca l’anima fa parte di noi, non può essere dimenticato e per questo non posso prometterlo.

Ci sei. Ci siete. Nel mio cuore e nella mia vita”.

Ringraziamo di cuore Monica per la sua sincera e toccante testimonianza.

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