Laura, un’infermiera in missione!

31 luglio 2018 di Arianna Nobili | tag: , , ,

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Laura Ronchi (la prima da sinistra nella foto) è un’ infermiera di 32 anni, lavora da nove anni, di cui sette in terapia intensiva cardiotoracovascolare presso l’ospedale Niguarda di Milano.

È partita per la sua prima missione in Zambia lo scorso ottobre grazie ad un suo collega che già collaborava con Mission Bambini. Le missioni l’hanno sempre affascinata ma era anche un po’spaventata di vivere un’esperienza così lontana da casa e dalla sua routine lavorativa e non aveva mai trovato il coraggio di proporsi da sola.

Un giorno però un suo collega, le ha chiesto se poteva fare il suo nome e se fosse stata disponibile a partire con noi e da qui è iniziata la sua avventura!

La prima missione in Zambia

“Per l’ansia e la preoccupazione di questa nuova esperienza confesso di aver pianto
ininterrottamente per due giorni prima di partire! Poi sono partita e sono tornata. E quando sono tornata volevo già ripartire!!
Essendo stata la mia prima missione non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ascoltavo i racconti di chi già ci era stato, ma un’idea precisa proprio non ce l’avevo e mi chiedevo: ”Ma io ce la farò?!”
Partire per aiutare dei bambini a stare meglio che non avevano altra possibilità però mi ha dato la forza di superare i dubbi e le paure. E con mia enorme soddisfazione ce l’ho fatta!

Lavorare in un contesto diverso e l’importante fase del decorso post-operatorio

“Lavorare in Zambia è molto diverso, ovviamente, seppur sia un ospedale con una buona struttura, i materiali e l’organizzazione sono carenti rispetto alla mia realtà.
La fase post-operatoria è un momento abbastanza delicato, l’organismo deve riadattarsi al nuovo assetto dato dalla correzione chirurgica della malformazione cardiaca.

Bisogna prendere in considerazione ogni aspetto del bambino, la valutazione del risveglio, lo svezzamento dal respiratore,la funzionalità cardiaca, la gestione dei farmaci di supporto al cuore, la funzionalità renale, la febbre, il controllo delle infezioni, la gestione del dolore post-operatorio e le eventuali complicanze legate alla procedura chirurgica.
I bambini rimangono in rianimazione a seconda dell’intervento e del decorso post operatorio e ogni bambino, come ogni adulto, ha risposte diverse e soggettive. Mediamente durante la missione in Zambia sono rimasti due/tre giorni in reparto.

La mancanza di molte “comodità” da un certo punto di vista può far paura, perché ormai siamo abituati a lavorare “comodi”, dall’altro è estremamente stimolante perché ti costringe ad aprire la mente, a trovare soluzioni diverse, a guardare di più il bambino che hai davanti e di meno il monitor o i dati degli esami, che non sempre erano disponibili.”

La spinta per partire ancora

“Quando guardi il bambino che hai di fronte ti rendi conto che quello che stai facendo è davvero utile, che hai contribuito a dare una possibilità a qualcuno che probabilmente non l’avrebbe avuta, e che sei riuscita, anche se con qualche difficoltà, a superare i tuoi limiti e tutto questo viene ripagato dalla gratitudine che ti dimostrano i bambini e i loro genitori. Per questo ho deciso di partire ancora in missione”.

Attualmente Laura si trova in missione in Uganda presso l’Uganda Heart Institute-Mulago Hospital a Kampala per una missione di emodinamica, il cui obbiettivo è di riuscire ad operare 10 bambini.